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Osteria del Gallo e della Volpe, Ospedaletto d'Alpinolo AV

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
6.6
Osteria del Gallo e della Volpe, Ospedaletto d'Alpinolo AV
CONDIVIDI
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INFORMAZIONI
NOMI OSTERIA DEL GALLO E DELLA VOLPE
Chef DAVIDE SILVESTRO
Indirizzo Piazza Umberto I, 11 - Ospedaletto D'Alpinolo
Telefono 0825 691225
Orari di apertura Pranzo: 12:30-16:00; cena: 18:30-23:00
Giorno di chiusura Lunedì
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail Info@osteriadelgalloedellavolpe.com
Sito http://www.osteriadelgalloedellavolpe.it/
Piatto forte Millefoglie di baccalà, pettola con alici, agnello
SCOPRI DOV'É

Piatti originali che richiamano la tradizione campana, ampia carta dei vini, ambiente elegante


Non è facile arrivare per caso quassù, ad Ospedaletto d'Alpinolo: già devi essere dell'idea di arrivare ad Avellino, seguitare via Mercogliano - il più grande autosalone all'aperto del mondo - e poi farti un po' di sinist-dest e salire. Fiera del Torrone, dice, e scoprirai più tardi che è proprio terra di torroni, per tradizione e per vocazione: che nel '600 lo si mandava alla corte di Francia.
Ecco, prendendola con calma, penso a questa cosa delle scorciatoie, che a scrivere parole di canzoni in italiano è cosa complicata. La maggior parte delle parole italiane infatti sono piàne, e piuttosto inadàtte ad essere inserìte nel tèsto di una canzòne. Perchè appoggi la voce sulla penultima sillaba, e ti resta quell'altra appesa lì, come un'escrescenza sonora, e non sai cosa fartene.
In parecchi tra i più popolari appunto con grande padronanza della materia si avvalgono della facoltà di non rispondere, e aggirano l'ostacolo: Ligabue - uno dei più abili - si dà da fare con le tronche (vieni quì/ sempre lì/ sono là/ torna quà), il Blasco ci dà di intercalare (ooooh, eeeeeeh, aaaaah) e il Zucchero si rifugia negli inserti inglesizzanti (oh, yeah baby) che ci cavi sempre i piedi. Mettono i piedi nel piatto invece, senza pudore e senza tema, alcuni talenti cristallini: Pasquale Panella, un vero giocoliere delle parole (mi mangerei oltre il pàsto/la lista dei vìni/ se fossero di sfòglie/ e con i croccantìni) e Cristiano Godano (c'è qualchecosa di sbagliato nell'amore/c'è che quando finisce porta un grande dolore). E questo prendersi tutto il rischio mi piace molto.
Per cui quando seduto all'Osteria - ma osteria mica tanto, con questo tocco cosmopolita nell'arredo bianco e ferro ossidato - ti racconteranno i piatti, tieni presente che qui le scorciatoie non le aman punto. Anzi: fanno proprio il giro lungo, prendendosi la fatica e il peso di andarsi a cercare le origini di ogni cosa che mangerai: di guardare, di vedere, di progettare anche le cose più antiche senza lasciare nulla al caso. Intendi: non che sia lunga o noiosa l'attesa, tutt'altro. E' che in una zona in cui trovi profusione di cucine sciatte e frettolose questa è un vero, prezioso gioiello.
Con l'aperitivo un fritto di ricotta, che dà subito il passo: giusto. L'Oste ascolta propone e approfondisce, senza ritrosia ma con distacco: e di nuovo sarai sorpreso, che non è qui il posto dei toni urlati. Avrai il millefoglie di baccalà con patate chips e peperoni cruschi, una rara varietà irpino-lucana dal tegumento diafano e delicato. Curiosi ed acchiappanti i secondi, più consueto il primo. Avrai pettola con le alici, che - giura - sono con il baccalà l'altro ingrediente d'uso comune quassù: una lasagna aperta trattata con esattezza e con tratto divisionistico, magari con un effetto d'insieme un po' incompiuto. Materia sopraffina.
C'è l'agnello, immancabilmente: proposto disossato, molto, molto, molto delicato: tanto da lasciare fin troppo spazio alla farcìa ed alla mentuccia, accentuata.
Ma quando ti sei rassegnato ai gusti misurati, pensati, temperati, non scontati ma un po' tiepidi, ecco la sorpresona: una mousse di torrone dal gusto deliberatamente alluvionale. Sterminato in ampiezza, travolgente in profondità. Semplicemente ubriacante.
Avrai scelta di bicchieri interessantissimi: un Aglianico di bella fattura o - perchè no - un Radici del '95, un pezzo di storia del Taurasi. La gestione è familiare, resa con eleganza e sobrietà estrema: al punto da lasciare la voglia di una battuta in più, di una chiacchiera. L'arrivo di molti avventori nello stesso momento allenta un po' l'attenzione e magari rende il ritmo più lasco.
Carta dei vini ampia: molte cose fuori zona, alcune etichette esaurite, prezzi adeguati, con qualche accentatura.
La serata vien via con 35/40 europei alla carta, e vino a crescere. Valevoli.

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