Bertozzi fa rima con Bologna - Appunti di Gola

Bertozzi fa rima con Bologna

Pubblicato il: 21 Luglio 2017

Argomenti: Tavole

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Insomma, ci sono quei posti, quei personaggi che fanno del profilo arcigno un tratto distintivo: ma lo metti in berta, e quasi diventa divertente aspettarsi quel tipo di reazione. Il mai dimenticato Cattini, qui a Reggio, ti apostrofava con piglio già dal parcheggio, intimandoti dove mettere l’auto: e nessuno che s’azzardasse a discutere. Poi era un cuore di burro, e non potevi non ritornare a farti sgridare ancora.

Da Bertozzi è un po’ così: arrivi e ti guardano come si guardano i bigatti trovati per casa; ti rispondono belli croccanti, ma senza livore: a me vien di sorridere, perché poi non c’è richiesta che non t’accontenti. Mica è perchè ce l’hanno con te, anzi: poi quasi t’amano, che ho visto accogliere una coppia di fidanzatini stagionati alla porta alle 3PM suonate: giusto il tempo di sentire il Prontivìa dalla cucina, e dentro, sotto la frescura dell’Aria Confezionata. Ma il tratto è quello della cartavetra, e in fondo io ci torno anche per quello…

Che poi non si chiamano Bertozzi, poco ci cale: pure in quella famosa pizzeria il pizzaiuolo diventava sempre Mario anche se si chiamava Agenore, che cosa conta. Allora telefoni e ti fai maltrattare un po’ perchè sei fuori tempo massimo, ma poi ti prendono sempre e ti spazzolano pure le papille con i loro piatti volumetrici, opìmi e screanzati. Inni a Bologna come nei più bei luoghi comuni gastronomici, ma dalla parte che ti piace.

Per dire: vuoi un bicchiere frizzante, e quello che arriva è quel savio Pignoletto, gustoso e bello fresco, disimpegnato e bevibile, e la bottiglia avanza sul tavolo. Vedi, ti dice “casomai ci fosse bisogno di un rinforzino”, che è la più bella carezza verbale con un Oste possa fare all’avventore, ma te lo intima con un tono da cartella esattoriale che è un poema esso stesso. Manco un tremito di sopracciglio se ordini, un torrido mezzodì di giugno, una tagliatella al ragù e una petroniana: anzi, malcela soddisfazione.

Le tagliatelle atterrano sul tavolo al tempo giusto, espressissime: una porzione torrenziale, condita in modo pregno ma non sovrabbondante con il ragù di casa – solo manzo, a quanto mi è dato di capire – che s’aggrappa maliziosamente ad una sfoglia spessa il giusto, soda il giusto, cotta il giusto. Cento Punti Parker, per chi scrive, goduria inclusa.

La petroniana poi, è un vero e proprio diluvio: richiesto proprio allo scopo, tempo dopo, il Berti Fabio mi conferma che è fatta con il maiale, perché la vitella “non me la pagano”, e via andare il trionfo di prosciutto parmigiano e burro. Da sola fa pranzo e cena, e questa è: non un piatto da cicisbei o da salutisti ipocalorici: ma come dice il saggio “semel in anno, licet insanire” e così sia. Il sapore è furioso, la tenerezza non è il climax di questa preparazione ma resta plausibile, la lussuria è inclusa nel prezzo.

Tanto basta, anche se i dolci chiamano voluttà: ma davvero occorre un appetito robusto, o una stagione più clemente. Si mangia – e si suda – nel piccolo “difuori” a lato, sei servito a passo di carica, e se ami la cucina bolognese te ne vai felice più leggero, di 30 o 40 euri, a seconda di quando alzi bandiera bianca. In cantina bicchieri locali, ma per i curiosi anche molto altro. Parcheggio rocambolesco.

Trattoria Bertozzi
Via Andrea Costa, 84/2/D
Bologna
t. 051 614 1425

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