La Fabbrica del Gianduiotto - Appunti di Gola

La Fabbrica del Gianduiotto

L’irresistibile fascino di Willy Wonka irretisce il nostro bimbo interiore, e quando ti chiama a vedere la fabbrica del cioccolato non puoi resistere. Vuoi vedere quella cascata con cui Willy mescola il suo cioccolato per renderlo il migliore del mondo, e vuoi vedere gli Oompa Loompa. Anche se Willy non permette di fare foto e ti veste con camici cuffiette parabarba e scarpe antinfortunistiche.

Il nostro Willy Wonka alla Caffarel di Luserna San Giovanni è assai meno pittoresco: è un professionista serissimo, assai preciso e preparato, che lascia intravvedere qualche incrinatura solo quando carpisce un vassoio dalla macchina e ci offre un ovetto, un Piemonte, o addirittura un gianduiotto appena fatto.

Gli Oompa Loompa ci sono, ma sono travestiti da roride signore piene di operosa assiduità, in tuta bianca e cuffietta. Seguono l’andazzo delle linee di produzione, che non saranno cascate ma hanno lo stesso la forza dell’ipnotismo: l’estrusore del gianduiotti, per esempio. Ha quel ritmo e quella continuità, quella testarda ripetitività nel gesto che t’acchiappa, mentre vedi le “gocce” di pasta gianduia cadere e assumere la caratteristica forma. Ancora e ancora.

Poi il meccano delle avviluppatrici, completamente automatiche salvo la supervisione umana, che di tanto in tanto qualche viluppo s’ingrugna e il gianduiotto s’affloscia sotto le pinze metalliche, un paio di millimetri fuori posto. La fabbrica del Gianduiotto è un organismo complesso, sottoposto a rigide analisi tecniche, programmi di efficienza, progressive ottimizzazioni. La Caffarel è oggi di proprietà della Lindt & Sprüngli, capitale svizzero e storia italiana.

Per chi non lo sapesse, e saranno in dodici nell’universo, Caffarel di nome faceva Pier Paul, era occitano, e nel 1826 mise in piedi un piccolo laboratorio di cioccolato a Torino. Qualche decennio dopo trovò il modo di lavorare la nocciola Tonda Gentile delle Langhe per sopperire alla carenza di cacao, formando una pasta non concata, e modellando cioccolatini non stampati. Era nato il Gianduiotto, il nome preso di peso dalla famosca “maschera” torinese. Una ricetta che è rimasta inalterata nella sostanza, salvo i perfezionamenti tecnologici, e che raggiunge i più lontani angoli del mondo. Il Giappone, per esempio, è il mercato estero più importante per l’azienda piemontese.

Guardi lavorare i pasticcieri di casa Caffarel oggidì: una galassia di dolcezze che dopo aver inebriato un miliardo di consumatori nel mondo oggi si avvicina ai professionisti con semilavorati e ingredienti a loro destinati, ma con una certa propensione e tenere inalterati i valori di fondo: non a caso il tostino per le nocciole è una macchina degli anni sessanta che potrebbe essere superata in efficienza da macchinari più moderni e più veloci, ma “non è la stessa cosa”. E continua a ruotare paziente, duecento chili di nocciole per volta, profumando gioiosamente.

Willy Wonka ha vinto anche stavolta, la Fabbrica del Gianduiotto t’ha innamorato, e quello stampino book-book che produce gli ovetti lo vorresti avere di fianco al letto al posto del comodino. Ed essere tu la signora – di certo un Oompa Loompa mascherato – che con il saccone raccoglie i cioccolatini freschi, profumati, appena screziati di luce.

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