OK

Il Sabato del Villaggio | Intervista ad un vignaiuolo

Data pubblicazione 30.11.2013
VOTO MEDIO
#
#
#
#
#
CONDIVIDI
#
Non è stato facile incontrarlo. Personaggio schivo, refrattario tanto alla mondanità quanto all'ostentazione della sua popolarità, sono riuscito ad incrociare Agenore Badodi Aschenbach mentre fuggiva da una conferenza in cui parlava della superfetazione perimetrale dell'acino gobbo grazie alla sola forza del pensiero tenutasi allo stadio San Siro. Avevo solo 4 minuti perchè lo attendeva un Concorde per la Nuova Zelanda, dove avrebbe potuto confrontarsi in lingua originale con alcuni viticultori ancestrali Maori che - pare - riescano a tenere lontana la fillossera dai loro vigneti con la sola forza del pensiero.

Agenore si presenta vestito sobriamente, con soli indumenti di fibre naturali: zoccoli di sandalo (il giuoco di parole è involontario) del Jacaranda scolpiti con la sola forza del pensiero; calzoni di lana caprina tessuti con ossa delle pinne dorsali di fugu, il velenoso pesce palla giapponese; un gilè di pelle di capibara ottenuto senza alcun maltrattamento degli animali, deceduti con un atto suicida durante un convegno sulla Nuova Definizione di Vino Naturale.

D. Agenore! Sempre di corsa, perbacco!

R. Veramente io non sto correndo. Seguo il ritmo della natura. Vedi? Sta facendosi buio, e io prendo il Concorde per rimanere sempre nella Luce

D. Formidabile. Vorresti spiegare ai lettori del Cucchiaio.it il segreto del tuo successo?

R. Ho poco tempo ma lo farò. Tutto cominciò quando a 36 anni ebbi un terribile trauma.

D. Scusa Agenore, so che sei discreto e riservato non vorrei entrare troppo nel tuo privato.

R. Ho poco tempo ma lo faccio volontieri. Dicevo a 36 anni un episodio della mia vita mi ha profondamente segnato. Mio padre, che lavorava in banca, ad un certo punto si rese conto di non essere più in grado di seguire il vigneto, che per lui era come un doppio lavoro.

D. Che ruolo aveva in baca tuo padre?

R. Era il proprietario.

D. Ah, ecco. Certo un mestiere duro e impegnativo, che immagino lasciasse poco spazio all'agricoltura.

R. E' così.

D. Dicevi di questo episodio..

R. Ecco. Ho poco tempo, ma vorrei dire che è stato un momento che mi ha profondamente segnato. Un trauma indelebile, un momento decisivo nella vita: sai, uno di quelli in cui capisci che c'è un prima e un dopo

D. Cosa accadde?

R. Mi regalò il vigneto. Un impegno terribile, una responsabilità tremenda che mi mise di fronte ad una scelta definitiva. Dovetti lasciare il mio lavoro e dedicarmi a tempo pieno alla Vinicola.

D. E che lavoro facevi?

R. Ero golfista.

D. Capisco il trauma.

R. Non ricordarmelo. La vigna, la cantina, gli operai, il cavallo, la peronospera, l'enologo, le tasse, le cavallette… dovetti vendere la Morgan con il telaio di legno per una vettura da lavoro per potermi spostare nel vigneto

D. Beh, dev'essere stata dura… ora con cosa ti muovi?

R. (fa cenno con il capo verso un Hummer Ottomila Biturbo da mille cavalli) Con quell'arnese economico...

D. Vitaccia. E la tenuta dove si trovava?

R. Purtroppo era a  Nuit St.Georges

D. Jella cosmica. Immagino qualche parcella..

R. Sì, in effetti, fatti i conti non sono più di 55 ettari.

D. Una rovina.

R. E' stata durissima. Anni di analisi per riprendermi, ma ora ce l'ho fatta.

D. Come?

R. Con la forza del pensiero…!

D. Grazie!

Agenore fugge verso le sue nuove mete, con i suoi nuovi e irresistibili progetti. A registratori  spenti, mi ha detto che la prossima sfida è il Lambernot. Ma non ho ancora capito se è il Lambrusco fatto con il Pinot o un Borgogna rifermentato in bottiglia...

NB.: Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente causale.

COMMENTA

LEGGI ANCHE

Leggi tutto
#