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Stazione di Posta, Roma

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
7.7
Stazione di Posta, Roma
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INFORMAZIONI
NOMI LA STAZIONE DI POSTA
Chef MARCO MARTINI
Indirizzo Largo Dino Frisullo - Roma
Telefono 06 5743548
Orari di apertura Domenica a pranzo, martedì a cena; da mercoledì a sabato a pranzo e cena
Giorno di chiusura Lunedì
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@stazionediposta.eu
Sito http://www.stazionediposta.eu
Piatto forte Rigatoni mari e monti, animelle
Prezzo tre piatti 35-50
Visitato in data 20.07.2014
SCOPRI DOV'É

Una cucina muscolosa, potente e comunicativa


"La cucina ha da esse unta" [Marco Martini, 2014]

Il marcantonio sorridente che si palesa alla fine del pranzo è il colpo di grazia di una storia che già di per sè aveva preso la strada della rivelazione. Svela le sue prospettive. la sua visione. Gli ingredienti? Lavoro, studio e profumo di mamma, è questa la formula del giovine ed esuberante cuoco della Stazione di Posta, Marco Martini. Un luogo nel luogo, un acquario di cristallo incastrato nelle installazioni vagamente postbelliche dell'area ex-macello di Testaccio, sai: come quando guardi una mostra d'arte contemporanea e ti chiedi se il bidone della monnezza serve a buttarci lo scartoccio dei brustolli e invece è un'opera d'arte.

Cura di tutto: a partire dall'ingrediente, conosciuto dal seme alla pianta, dal naso alla coda. La prossimità - di progetto, e non solo geografica - con il produttore. La scelta di piatti ancestrali e appaganti, nutritizi pur se impaginati con una cura ossessiva del dettaglio. Colori che tramortiscono di vivezza, sapori inebrianti di profondità, architetture che solo al distratto appaiono sbrigative ma che sono ottenute per progressiva sottrazione. E qui non è un giuoco al risparmio, seppur l'idea è quella di una proposta dal profilo economico "educato".

Non si risparmia nel contenitore, informale ma permeato di una attenzione al particolare che fa bene al cuore. Non risparmia sul tavolo, a partire dalla batteria di benvenutini, numerosi ed acchiappanti.  Per dire, nel bicchiere pare un fondale marino, con quegli spezzoni di salicornia come coralli, affumicato e aromatizzato con tequila. Solo all'assaggio ti convincerai che è crema di mortadella della più bell'acqua. Il pane da lievitazioni di lievito madre, tra i migliori addentati ultimamente, buono e croccante. L'apologia della carbonara e della sua crezione, tutta in un solo cucchiaino annegato nell'uovo. Una simulazione di marshmallow, con il cuore di parmigiano e il rivestimento di manzo crudo. Una provetta di minestrina. Quella di quando eravamo bimbi, proprio con quel sapore lì.

Poi t'abbandoni ai pezzi di cucina: le animelle maritate ad una glassa speziata e opulenta nervose e tenere allo stesso tempo, cotte a fondo. Pennellate di completamento: crema di carote acidulate, l'amarostica salsa di chinotti, crunch di nocciole.

I rigatoni mari e monti, oh! e ti viene in mente la trattoria del paesello. Piatto seventies come pochi altri, sinonimo - spesso - di vituperio papillare. Eccolo, in forma di colori svettanti e sapori incisi. Zuppa di pesce di scorfano e calamari, crema di mozzarella, e l'eruzione vulcanica del chorizo, la piccante salamella iberica. Ne vuoi ancora.

I ravioli all'orientale riprendono le meccaniche eteree delle paste quasi trasparenti delle cucine mandarine: la consistenza adesiva è quella, infervorata dal ripieno di pollo alla cacciatora. Soia, e un sorprendente brodo di patate arrosto: semplicemente, tutta l' essenza delle patate arrosto in forma liquida, distillato.

Il gambero fumoso giunge sotto la campana, zaffando afrori di legni di botte di Jack Daniels. Maionese ai capperi, alghe, olio di 'nduja, chips. Una fastamagoria che inebria, anche se cammina sul bordo del fallo di confusione.

E' il dolce che torna a squillare di linearità: il crumble di cioccolato, la mousse fondente panata alla meringa, la sciabolata verde della menta. Completato da piccola pasticceria giocosa e gaia, dal fruttolo al mikado, con spensieratezza.

Or non si pensi che la cucina della stazione sia banale o sgrammaticata. Il cuoco studia l'ortografia con puntiglio, tanto da potersi permettere certe licenze, che per pudore non chiameremo poetiche. Titilla la memoria, provoca con arguzia, si prende moderatamente sul serio. Molto moderatamente, vivaddio.

La bevutella è orientata al "naturale", con produttori di encomiabile ricerca. Il servizio è amorevole. L'atterraggio da cronache del dopobomba è lenito dalla confortevolezza dell'interno e dalle cure di sala. Il conto è umano, l'avventore è felice, e tutti i salmi finiscono in gloria.

 

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