OK

Il Chiostro di Andrea

#
VOTO MEDIO
#
#
#
#
#
DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
8.0
CONDIVIDI
#
#
#
#
#
INFORMAZIONI
NOMI IL CHIOSTRO DI ANDREA
Chef ANDREA ALFIERI
Indirizzo Via S. Barnaba, 48 - Milano
Piatto forte

Risotto al pino mugo, spaghetti al burro d'alpeggio, guancia brasata, foie gras

Prezzo tre piatti 35-50
Prezzo degustazione 35-50
Visitato in data 01.09.2015
Accetta carta di credito SI
Dehor o tavoli all'aperto SI
SCOPRI DOV'É

Un luogo per passare una bella serata, in uno spazio arioso e bello, con bei piatti fatti bene. Ecco il Chiostro di Andrea che ospita il "ritorno" a Milano del bravo Andrea Alfieri

 

Il Locale

Luogo storicissimo del centro di Milano, il Chiostro dell'Umanitaria è uno spazio multidisciplinare che accoglie anche il ristorante. Un assito che copre la pavimentazione del chiostro, rinfrescato da due enormi piante fronzute, il portico sotto il quale rifugiarsi in caso di improvviso acquazzone, gli immancabili runner, un allestimento sobrio ma non meno confortevole.

La cucina

Andrea Alfieri è una vecchia conoscenza degli appassionati milanesi: il suo Sempione 42 lo aveva visto evoluire con quei piatti rigogliosi che erano un po' la sua firma. Oggi dopo le valide esperienze a Madonna di Campiglio - tra le altre - il passo si è fatto più fermo e la proposta è concreta, anzi pragmatica. In un mondo che mangia sempre meno, gli "sgagnini"  - cioè piccoli assaggi densi di sapore - sono una scelta oculata. Soprattutto se accompagnata da prezzi che non terrorizzano alcuno.

I piatti

Da qualche parte sul menù appare la parola "bistro", ma l'apertura è da ristorante con i controfiocchi: della batteria di appetizer, cinque, ne vorresti una risma per ognuno. Entrate vere e non ricicli affannosi di ingredienti sul viale del tramonto, ne ricordarai la microquiche, la cialda di polenta con l'erborinato, la mousse di tonno (sic) e tutto. Giusto il tempo per assaggiare la battuta con i porcini freschi, i primi di stagione, con una saggia gelatina di sedano e gin.

Ineluttabile l'amico d'infanzia dello chef, qual foie gras che gli è familiare come il palmo della sua mano: così come l'accoppiata con il gambero crudo, che prende colore e frescura dalla nettarina spadellata. Bello assai il piatto che raccoglie la folgore saporosa del salmerino marinato in casa, le mele, le rape rosse in carpaccio e in polvere: denso e scoppiettante.

Tellurico il riso al pino mugo, ricco di una manteca travolgente e cremosa, di un filo di salsa al cassis: la pralina d'ossobuco è un omaggio all'amore dello chef per i piatti d'impatto. Una punta di freschezza in più l'avrebbe proiettato tra i capolavori. Così come il successivo spaghetto tirato nel burro d'alpeggio, grana padano 48 mesi, un soffio di cenere di cipolla e la magia ipersalivante della pasta di nocciole. Una vera alluvione di sapore, profonda e persistente.

Le lumache: terrose e delicate nello stesso tempo, forse un po' appoggiate alla generosa purea di prezzemolo. La guancia di manzo - scelta di saggezza - è tenera come una gelatina, e incontra il fresco della quenelle di sedano rapa. La preparazione - un rigoroso brasato al vino rosso - è priva di cedimenti.

Anche qualche dessert in carta: puoi scegliere il biscotto al cioccolato con porcini e meringa, dolce ma non troppo, ben composto dall'amaro-selvatico alla spazzolata caramellosa dello sciroppo d'acero.

La cantina

Scelta di bottiglie limitata ma garbata: si può bere con 20 euro una bottiglia educata, ma c'è poco spazio per le acrobazie.

Il servizio

In sala c'è attenzione e premura, e una non trascurabile efficienza: quando si aprono le cateratte del cielo in pochi minuti gli avventori sono riprotetti al coperto. Non manca una parola di attenzione per ognuno.

Il conto

Nella scarsa sensibilità media della piazza milanese al fattore prezzo, gli "sgagnini" sono una bella way-out: piatti dalle proporzioni contenute ma che proposti nel "pacchetto" a 40 euro-per-5 risolvono anche un appetito importante.




CONDIVIDI


COMMENTA


#