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Sangiovese

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Pubblicato il 04.11.2021

STORIA

Il Sangiovese è l’uva da vino maggiormente coltivata in Italia, con una superficie di oltre 70.000 ettari. La leggenda vuole che il nome derivi da “Sanguis Iovis”, sangue di Giove. 

In Toscana è chiamato anche, a seconda delle zone, Sangioveto, Brunello, Morellino, Prugnolo: ma i famosi vini toscani a cui dà origine, da solo o in assemblaggio con altre varietà, sono maggiormente conosciuti con il nome del territorio da cui provengono: Chianti, Montalcino, Montepulciano.

La regione che ama invece spendere a piene mani il nome Sangiovese è la Romagna (attenzione, la Romagna non è l’Emilia). Toscani e Romagnoli si contendono la paternità del vitigno, ma è ormai accertato che hanno torto entrambi. La genetica moderna ha svelato che le origini vanno cercate molto più a sud, probabilmente tra Campania e Calabria, luoghi di origine dei supposti genitori, che potrebbero essere (la sicurezza assoluta in queste indagini ancora non esiste) il Calabrese di Montenuovo o lo Strinto porcino (varietà pressoché sconosciute) e il più noto Ciliegiolo. Il Sangiovese deriverebbe dunque da un incrocio tra queste varietà. A conferma dell’ipotesi “meridionalista” il DNA dice che il Sangiovese sarebbe a sua volta genitore di vitigni altrettanto nobili, tipici del sud: il Gaglioppo (Calabria, il vitigno del Cirò) e il Nerello Mascalese (pilastro della viticoltura etnea, in Sicilia), e diversi altri: quindi una varietà capostipite.

Sangiovese

TERRITORIO

I territori principali del Sangiovese sono come abbiamo visto nell’Italia centrale, con la Toscana al primo posto come superficie. Oltre alla già citata Romagna lo troviamo in abbondanza in Umbria e nelle Marche, mentre è meno diffuso, ma ben presente, in Lazio, Campania, Basilicata, Abruzzo e Puglia.

E’ coltivato inoltre in Corsica, dove è conosciuto con il nome di Nielluccio e dove regala ottimi vini rossi, in quella bella isola ormai quasi monopolizzata, sulla scia della Provenza, dalla moda dei rosé.

Il Sangiovese è una varietà molto sensibile al territorio dove viene coltivata, dando vini di caratteristiche e qualità molto diverse. Su terreni freschi e fertili produce con abbondanza, ma ne derivano vini di qualità piuttosto corrente. I grandi vini da Sangiovese, come il Brunello di Montalcino, o certi vini del preappennino romagnolo o dell’Umbria, vengono da terreni poveri e sassosi, di collina; ma non tutti i terreni poveri e non tutte le colline danno un grande Sangiovese, perché è un’uva difficile e un poco dispettosa.

Poiché su questo sito ci siamo già occupati in altre schede dei più famosi vini da Sangiovese toscani, il Brunello di Montalcino, il Chianti e il Morellino di Scansano, faremo qui un focus sui Sangiovese della Romagna.

Parliamo di un territorio esteso, di cui la Via Emilia costituisce una sorta di spina dorsale, da Imola fino a Rimini; un territorio dalla morfologia sfaccettata, come la sua viticoltura: a nord della Via Emilia c’è la pianura, la bassa padana. Per il vino è la terra dei giganti: vi troviamo i colossi della cooperazione come Caviro e Cevico, da cui escono milioni di bottiglie e di tetrapak per il vino quotidiano di milioni di italiani e non solo italiani, ma non solo; con svariati marchi i giganti producono anche vini di fascia più alta e di eccellente qualità.

La cooperazione raccoglie uve sia dalla pianura che dalla collina. Ma la terra del Sangiovese si trova a sud della Via Emilia, dove salgono rapidamente i contrafforti dell’Appennino, ed è un altro mondo: terre avare, sassose e difficili da coltivare, vigne arrampicate su pendii scoscesi, strappate a boschi e calanchi, produzioni basse e poca o nessuna possibilità di irrigazione.  Qui si fanno i Sangiovese di Romagna che possono competere con i più celebrati vini toscani, prodotti in buona parte da piccole aziende familiari.

Sangiovese

TIPOLOGIE

Parliamo sempre di vini rossi secchi, ma ci sono da fare delle distinzioni. Restando in Romagna, c’è una DOC “ombrello”: Romagna Sangiovese DOC, che abbraccia tutta la zona collinare e pochi lembi di pianura. Sono vini in prevalenza giovani e freschi, che hanno il loro pregio nella fragranza e nella beva facile. Esiste anche una tipologia Riserva, con 24 mesi di invecchiamento.

A questa tipologia di base si sovrappongono le cosiddette “menzioni geografiche aggiuntive” (MGA). Ossia il territorio (collinare e montano) è stato diviso in tredici settori, ciascuno dei quali contraddistinto da un nome geografico, di solito quello di un Comune (Castrocaro, Modigliana, Brisighella). Questo nome figura in etichetta insieme a Romagna Sangiovese ed è utilizzato per i vini di “vertice” della piramide qualitativa, con vincoli produttivi più stringenti. In questa tipologia troviamo sia vini giovani, ma non per questo banali, che vini più austeri, affinati in botte di legno e in bottiglia (tipologia Riserva) anche per diversi anni prima di essere immessi sul mercato.

Sangiovese

ASPETTO, ODORE, SAPORE

I Sangiovese hanno un bel colore rubino, non troppo scuro: non è un’uva particolarmente colorata. L’aggettivo succoso parrebbe fuori luogo visto che si parla di un liquido, ma è spesso citato dai sommelier e dai critici quando descrivono il Sangiovese, soprattutto quello romagnolo.

Con questo termine si intende richiamare la sensazione che si prova quando si morde un frutto, ad esempio una susina rossa o una ciliegia: sensazioni dolci e acidule insieme e il fresco aroma del frutto maturo.

Nelle versioni Riserva il vino si presenta più corposo, maturo e complesso, arricchendosi di note balsamiche, di tostatura e di sottobosco.

ABBINAMENTI A TAVOLA

L’abbinamento classico del Sangiovese è con le carni rosse, ma non disdegna quelle bianche, come pollo o coniglio arrosto. In linea di massima: vini giovani con le carni a cottura breve (alla griglia) e primi al sugo di carne, come le ruote al sugo di salsiccia; vini riserva con le cotture lunghe (arrosti, stracotti).

Sono come sempre indicazioni di massima, più che regole rigide. I formaggi stagionati sono un’altra chance. Un Sangiovese giovane e servito fresco si abbina anche con pesci saporiti, ad esempio uno sgombro ai ferri o un baccalà in umido.

a cura di Maurizio Gily, agronomo ed esperto di enologia

crediti immagini: Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana 

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