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Brunello di Montalcino

Brunello di Montalcino
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Pubblicato il 19.08.2020

STORIA

Il Brunello di Montalcino è un vino “monovarietale” cioè ottenuto da un solo vitigno, il Sangiovese. Parliamo di una delle uve più diffuse in Italia: si concentra soprattutto in Toscana e in Romagna ma lo troviamo anche in Umbria, Lazio, Marche, Puglia. Una sua caratteristica è quella di essere molto sensibile all’ambiente e alle tecniche di coltivazione: in zone poco vocate e con alte produzioni dà origine a vini scarichi e anonimi, ma negli ambienti giusti e con le cure adeguate regala vini straordinari, iconici.

Montalcino si può considerare il “sancta sanctorum” del Sangiovese. Contrariamente ad altri famosi vini toscani come il Chianti, il Nobile di Montepulciano e il Morellino di Scansano, che sono tutti a base Sangiovese, il Brunello non ammette tagli con altre uve. Montalcino si trova nei pressi dell’antico tracciato romano della Via Cassia, divenuta nel Medioevo l’asse della Via Francigena tra Gerusalemme, Roma e il Nord Europa, percorsa da milioni di pellegrini, viaggiatori che sostavano, mangiavano e soprattutto bevevano. 

Le prime citazioni laudative del vino di Montalcino sono relative al Moscadello (Moscato) e risalgono al cinquecento, mentre il nome Brunello, a descrizione di vini Sangiovese in purezza, compare tra i vini premiati in concorsi nazionali e internazionali a partire dalla seconda metà dell’ottocento. Questa economia agricola e mercantile piuttosto florida perdurò, con fasi alterne, dal Medioevo fino al 1964. Quell’anno fu inaugurata l’Autostrada de Sole e Montalcino fu tagliata fuori dal flusso dei viaggiatori tra Roma, Firenze e il Nord, entrando in una profonda depressione economica che provocò uno spopolamento del 70% e la fine di molte cantine avviate. 

Ma, sulle ali del Brunello, Montalcino sarebbe rinata. I produttori rimasti (il nome più famoso, ma non l’unico tra i protagonisti di quel periodo, è quello di Biondi Santi) ebbero la capacità di rinnovarsi e di fare squadra puntando sulla qualità, e su mercati che non potevano più essere, per forza di cose, quelli di prossimità.

Nel 1980 il Brunello di Montalcino fu la prima DOCG italiana, 
denominazione di origine controllata e garantita, garantita cioè da un sigillo di stato numerato (“la fascetta”) che rende molto difficile un uso fraudolento della denominazione e quindi “blinda” l’offerta. La critica enologica nazionale e internazionale, che in quegli anni andava acquistando crescente importanza, seppe riconoscere agli ilcinesi il valore di questo sforzo verso la qualità e verso la tutela, riconoscendo nel contempo la vocazione naturale del territorio a produrre vini di eccellenza. Iniziò l’età dell’oro che Montalcino vive tuttora, con l’arrivo di molti nuovi investitori e il costante aumento del valore del vino e dei terreni.

Brunello di Montalcino

TERRITORIO


Il Brunello si può fare solo da vigneti del comune di Montalcino, che è piuttosto grande (310 kmq) e comprende diverse frazioni (Camigliano, Castelnuovo dell'Abate, Montisi, Sant'Angelo in Colle, Sant'Angelo Scalo, Torrenieri e San Giovanni d'Asso, che era comune indipendente ma si è unito recentemente a Montalcino).

E’ un territorio collinare, compreso circa tra 100 e 600 metri di altitudine (quindi con notevoli differenze climatiche al suo interno) e si trova nel sud della Toscana, in provincia di Siena, a Nordovest del Monte Amiata: il corso del fiume Ombrone fa confine a ovest con la provincia di Grosseto mentre l’Orcia, suo affluente, lo delimita a sud. I vigneti si alternano a olivi e boschi formando un paesaggio di singolare bellezza, che attira ogni anno migliaia di visitatori, dominato dai borghi medievali di Montalcino con la sua fortezza in cima alla collina e di alcune sue frazioni. L’Abbazia di Sant’Antimo (nella foto), in aperta campagna, è a sua volta un gioiello del romanico medievale.

Brunello di Montalcino

TIPOLOGIE


Il Brunello è un vino rosso corposo, da invecchiamento. Il disciplinare prescrive cinque anni tra la vendemmia e la messa in commercio (e uno in più per la tipologia “Riserva”), di cui almeno due di affinamento in botte di legno. Tutte le aziende producono anche un “Rosso di Montalcino” sempre da uve Sangiovese, che può essere invece venduto giovane: in questa categoria si possono trovare vini magnifici a prezzi più abbordabili rispetto al Brunello.

ASPETTO, ODORE, SAPORE


Il Brunello ha un colore granato brillante e intenso ma non impenetrabile, perché il Sangiovese non è tra le uve più colorate, anche se a Montalcino lo è più che altrove e anche per questo la si vinifica in purezza. E’ un vino di corpo e di grande struttura.

Profuma di sottobosco, di piccoli frutti neri
, talora di macchia mediterranea, di viola, di vaniglia: si potrebbero citare molti altri descrittori ma il rischio di ridondanza e di banalità è in agguato: gli spettri aromatici sono ampi e ogni vino e ogni annata hanno caratteristiche peculiari. Ma hanno anche un denominatore comune, che si può descrivere solo come “Brunello di Montalcino”.

In bocca offre sostanza e volume, e una lunga persistenza retro-olfattiva. La struttura dei tannini è potente e in certi vini più giovani “allappa” in bocca, come si dice in Toscana, ma non è certo un difetto, soprattutto in abbinamento col cibo. Il lungo affinamento tende poi ad arrotondare tutti gli spigoli.

Brunello di Montalcino

ABBINAMENTI A TAVOLA


Il Brunello si sposa molto bene con le carni in generale, in particolare quelle a lunga cottura, alla cacciagione, ai primi con sughi di carne, come queste Pappardelle all'anatra o le Ruote al sugo di salsiccia, ai formaggi stagionati.

Come per tutti i vini rossi importanti il consiglio è sempre quello di stappare con disinvoltura, non aspettare la grande occasione per bere Brunello. A costo magari di rinunciare a un paio di scarpe nuove, perché la vita è breve.
 

a cura di Maurizio Gily, agronomo ed esperto di enologia

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