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Moscato

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Pubblicato il 26.08.2021

STORIA

Il nome Moscato accomuna una famiglia di vitigni, anche se uno è quello più noto e più diffuso, il Moscato bianco o Moscato d'Asti Canelli, chiamato in Francia Muscat a petits grains (ad acini piccoli) per distinguerlo da quello ad acini grandi, che noi chiamiamo Moscato di Alessandria o Zibibbo, trattato in un articolo a parte data la sua importanza e le sue caratteristiche peculiari.


Oltre al Moscato bianco, in Italia si coltivano, in piccole quantità, un Moscato giallo, detto anche Moscato fior d’arancio, un Moscato rosa, entrambi presenti soprattutto nel nord-est, e alcuni Moscato a bacca nera tra i quali il più noto è il Moscato di Scanzo (in provincia di Bergamo). Il Moscato bianco è diffuso in diverse regioni italiane, anche se soltanto in Piemonte copre ampie superfici.

Un caratteristico gruppo di aromi, sia pure con diverse sfumature, accomuna le diverse uve Moscato, e da essi il vitigno prende il nome, che deriverebbe da muscum (muschio o musco): un’essenza dal profumo dolce, molto apprezzata nel tardo Medioevo e fino al diciannovesimo secolo, estratta dalle ghiandole del cervide Moschus moschiferus (mosco siberiano). Aromi delle uve che si ritrovano quasi intatti nei vini, e per questo motivo sono definiti aromi primari. Secondo molti studiosi le uve Moscato si identificano con le uve denominate apianae dal naturalista romano Plinio il Vecchio (gradite alle api: in effetti lo sono, e ancor più alle vespe).

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TERRITORIO

Del Moscato in Piemonte abbiamo già scritto, ci occupiamo quindi qui delle altre regioni, che sono, per il Moscato bianco, soprattutto regioni mediterranee: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, con qualche più rara presenza in Lazio e Abruzzo e nel Piacentino. In effetti il Moscato è un vitigno tipicamente mediterraneo: lo ritroviamo in Grecia, nel Sud della Francia e della Spagna, in Israele e in Libano.

I territori più noti danno vini a denominazione di origine con il nome del territorio associato a quello del vitigno: Moscato di Trani (Puglia), di Noto e di Siracusa (Sicilia), di Cagliari e di Sorso-Sennori (Sardegna). E’ vitigno tradizionale anche nel Vulture dove è prodotto come Basilicata Moscato IGT. I Moscato a bacca nera o rosa sono invece più presenti al Nord: i più noti sono il Moscato di Scanzo, nel Bergamasco, e il Moscato rosa, coltivato soprattutto in Alto Adige e in Friuli. Mentre il Moscato giallo si coltiva soprattutto (ma non solo) sui Colli Euganei, nel Padovano.

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TIPOLOGIE

Fuori dal Piemonte il Moscato è di solito prodotto come vino dolce fermo, da uve fresche oppure appassite. La spumantizzazione al Sud è meno praticata, mentre sono ormai piuttosto frequenti versioni secche o appena amabili.

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ASPETTO, ODORE, SAPORE

I vini da uve Moscato sono accomunate da quella famiglia di aromi chiamata appunto aroma di moscato (si tratta, chimicamente, della famiglia dei terpeni), che catturano il naso con i loro sentori di rosa, di salvia, di zagara, per citare alcuni dei descrittori più comuni.

Il Moscato bianco è quello che ha la maggiore intensità aromatica. Il colore è paglierino mediamente intenso, sia per il Moscato bianco che giallo, e sfuma nell’oro nei passiti. Il Moscato rosa dà vini dal colore rubino chiaro, di ciliegia rossa, anche se la tendenza attuale è quella di abbreviare la macerazione per ottenere vini più chiari, mentre il Moscato di Scanzo rappresenta il rosso più scuro della gamma.

Sono di solito vini dolci, in cui la dolcezza è bilanciata da una buona acidità e freschezza. Nelle tipologie di vino secco presentano in genere una caratteristica nota amarognola sul finale, che nelle versioni dolci non è avvertita. 

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ABBINAMENTI A TAVOLA

Parlando delle versioni dolci sono tipicamente vini da dessert, che si abbinano soprattutto alla pasticceria secca. Qualcuno li definisce vini “da pomeriggio”, pensando magari alla pausa di una partita a carte o a bocce, in un caldo pomeriggio d’estate. Ma in realtà sono vini per tutte le ore, le stagioni e le occasioni, e vari abbinamenti sono possibili.

Ottimi anche per annegare una macedonia di frutta o una coppa di fragole o di pesche, per la preparazione di uno zabaione leggero, per la miscelazione in vari cocktail. Vanno serviti freddi, intorno agli 8-9 gradi, qualche grado in più per i passiti.

a cura di Maurizio Gily, agronomo ed esperto di enologia

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