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Mutti investe 1,5 milioni nella sostenibilità: “La vera bellezza è nella natura”

Intervista a Francesco Mutti, che guida l’azienda creata dalla sua famiglia a fine ‘800: “Non dobbiamo guardare solo alla quantità del fatturato, ma anche alla qualità”. Nella vita e negli affari

22/09/2021

“Esistono 3 tipi di investimenti, quelli che fai per legge, quelli che fai perché hanno ritorno economico e quelli che fai per dare il tuo contributo e fare la tua parte”: Francesco Mutti, amministratore delegato dell’azienda fondata dalla sua famiglia nel 1899, ne è convinto. Decisamente convinto. Talmente convinto che è così che ci ha risposto quando gli abbiamo chiesto che cosa si aspetta di ricevere in cambio dopo il rinnovato e aumentato impegno sul fronte della tutela dell’ambiente.

Rinnovato e aumentato perché quest’anno Mutti ha presentato il suo primo Bilancio Ambientale, una sorta di cartina di tornasole che anticipa gli impegni in materia di sostenibilità e certifica quanto fatto sinora. In estrema sintesi: riduzione delle emissioni di CO2 di 1500 tonnellate negli ultimi due anni, imballaggi primari e secondari riciclabili quasi al 100%, netto calo del consumo di acqua ed energia e attenzione alla riforestazione.

Più nel dettaglio:

  • consumi energetici scesi dagli 1,76 Gj per tonnellata del 2019 a quota 1,72 nel 2020 e risparmio di tonnellate di anidride carbonica grazie agli impianti fotovoltaici in due stabilimenti; 

  • impronta idrica ridotta del 4,6% con la collaborazione di oltre 60 aziende collegate e con interventi che hanno permesso di riutilizzare l’acqua e di usare sempre meno quella di superficie e di falda;

  • riciclo e riutilizzo dell’81% dei rifiuti, con il rapporto tra rifiuti e prodotto finito calato dal 4,7% del 2019 al 4,1% del 2020; il pomodoro fresco non idoneo alla vendita viene impiegato in zootecnia o per la produzione di biogas, in un’ottica di economia circolare (cos’è?);

  • nel 2020 è risultato riciclabile il 99% degli imballaggi primari e secondari, con il 100% che dovrebbe essere raggiunto quest’anno e circa un quarto del totale che è derivato da materiale riciclato;

  • sostegno al progetto di riforestazione KilometroVerdeParma, che ha visto la messa a dimora di 1100 piante in un’area di 50mila metri quadrati nelle zone di Montechiarugolo (dove ha sede l’azienda), Traversetolo e Sissa Tre Casali.

Il Bilancio Ambientale e il concetto di “fare la propria parte”

Come si può immaginare, tutto questo non si fa da solo e non si fa gratis: per rispettare questi impegni, Mutti ha programmato di investire 1,5 milioni di euro nel triennio 2022/2024, oltre ai soldi spesi sinora. Ed è qui, è quando ci ha detto questa cifra, durante una lunga e interessante chiacchierata in video, che gli abbiamo chiesto che ritorno si aspettasse da questa cosa. Che cosa si aspettasse di guadagnarci, insomma. 

Ed è qui che ci ha risposto quello che ci ha risposto: “Quando abbiamo installato gli impianti fotovoltaici, lo abbiamo fatto anche perché sapevamo che ne avremmo avuto un beneficio economico - ci ha spiegato - Quando abbiamo aderito al programma Water Footprint del Wwf, in cui abbiamo investito centinaia di migliaia di euro, sapevamo che di quei soldi non ci sarebbe tornato indietro nulla. L’abbiamo fatto perché andava fatto”. Un altro esempio: “Spesso per la lavorazione del pomodoro affittiamo capannoni dismessi e abbandonati, che riutilizziamo. È molto, molto più costoso che costruirli nuovi, ma almeno così non aumentiamo la cementificazione. Per lo stesso motivo, cerchiamo di ridurre il più possibile l’inquinamento legato al trasporto su gomma”.

Il punto è che “è necessario fare invece di predicare e agire invece di parlare”: su Cucchiaio.it, raccontando di Eurovo e del suo impegno per le galline libere o della pasta sostenibile di Felicetti  e Girolomoni, abbiamo scritto di quanto fosse importante che marchi noti e conosciuti aprissero in qualche modo la strada agli altri. Per Mutti, che guida l’azienda ormai dal 1994, c’è questo ma non c’è solo questo: “Non è solo per essere un simbolo o per dare il buon esempio, ma è per fare la propria parte, perché ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte - ci ha detto dopo un momento di riflessione - Non c’è solo il business, non dobbiamo guardare solo ai numeri del fatturato, alla sua quantità, ma anche alla qualità del fatturato”. Un concetto bello e semplice che lui, che è nato e vive tuttora in campagna, una quindicina di chilometri a sud di Parma, più o meno “dove iniziano le colline”, ha dentro da più o meno tutta la vita: “Il rispetto per la natura l’ho sempre avuto, così come il resto della mia famiglia - ci ha raccontato - È lì che è la vera bellezza, ben oltre quella che c’è nell’arte, nella musica. È lì ma noi la stiamo distruggendo”. Non solo: “Il nostro rispetto per l’ambiente è legato anche a quello che facciamo, perché viviamo in mezzo alla natura, coltiviamo, seguiamo le stagioni, stiamo attenti a quello che succede (soprattutto fra marzo e settembre, quando si raccolgono gli ultimi pomodori, ndr). La natura ha un impatto concreto sul nostro business: se sta male, stiamo male noi”.

“Dovremmo fare 10 volte tanto”

In che senso, state male? “Nel senso che peggiora la qualità del nostro prodotto, se peggiorano le condizioni della natura in cui cresce. E alla fine i clienti se ne accorgono”. Ecco, i consumatori: capiscono quello che state facendo dal punto di vista del rispetto dell’ambiente? “Sì e no. Non so onestamente se si percepisce tutto quello che facciamo, ma penso che pian piano succederà: la sensibilità su questi temi sta crescendo, ma va anche costruita, se ne deve parlare di più”.

A proposito del "di più”, quando gli abbiamo chiesto dove la sua azienda potrebbe migliorare, Mutti non si è tirato indietro: “Dovremmo fare di più, ma tutti, in generale. Abbiamo investito un milione e mezzo, dovremmo investire 10 volte tanto. So che è così, ma so anche che se lo facessimo… moriremmo”. E quindi? “E quindi dobbiamo darci obiettivi che vanno oltre il nostro orizzonte temporale, oltre noi, per avere un impatto che sia davvero significativo, per fare davvero la differenza. La transizione ecologica è come una parete verticale: è molto, molto ripida e serve allenamento, servono fatica e impegno. Ma lo Stato e le leggi dovrebbero anche aiutarci”. Questo è un punto dolente, che abbiamo già affrontato parlando di ossido di etilene nel cibo e di allevamenti in gabbia: riguarda la concorrenza in qualche modo sleale che i Paesi in via di sviluppo fanno a Unione europea e Stati Uniti, dove le normative sono più severe e stringenti. È un punto dolente, e quando ne parla Mutti ha in testa un’idea ben precisa: “Non dev’esserci una sorta di dumping ambientale, non può più essere consentito che in Europa e negli Usa si fa in un modo e poi altrove si fa diversamente, in modi più facili e meno rispettosi dell’ambiente”. Non può essere così soprattutto per due ragioni: “Perché così le nostre aziende andranno a sparire, avendo più obblighi e più oneri, anche economici; e perché la pandemia ci ha insegnato che è il mondo è piccolo, e che se vado a inquinare in India, in Pakistan o in Cina, le conseguenze le pagherò anche qui in Italia, così come in Francia, in Spagna e così via”.

Il conduttore inglese Jimmy Doherty insieme con Francesco Mutti nella sede dell'azienda a Parma

Due consigli sui pomodori, da chi li produce da 120 anni

Nonostante questi problemi, Mutti è fiducioso per il futuro: “Nel 2021 il nostro Paese dovrebbe tornare al secondo posto nella produzione di pomodoro da industria (destinato a passata, conserve e pelati, ndr)”, ma è evidente che la concorrenza della Cina, che ogni anno ne sforna oltre 61 milioni di tonnellate, si fa sentire. Come si possono difendere le aziende? Come possiamo difenderci noi consumatori?

Usando la testa, che è una cosa che non ci ha detto, ma ci ha fatto capire: “Non si può pensare di pagare 50 centesimi una bottiglia di passata da 700 grammi. Non si può pensare di pagarla come l’acqua, meno dell’acqua. È impossibile. Sarebbe meglio non scendere sotto gli 1-2 euro”. Attenzione: “Non è questione di spendere tanto, è questione di spendere il giusto, di pagare un prezzo ragionevole e comparabile al lavoro che c’è dietro”. Come abbiamo scritto più volte, il rischio è che se il prezzo è (troppo) basso, anche la qualità sia bassa: “Chi importa pomodori dalla Cina per fare qui la passata, cercherà materia prima di scarso valore e per cui spendere molto poco. Non può fare altrimenti, perché già deve spendere tanto per la spedizione”. 

Va bene, ma allora di chi dovremmo fidarci, quando andiamo a fare la spesa? Da chi compriamo la passata, che è purtroppo molto facile da imitare e contraffare? “Da quelle aziende e da quei marchi che se fanno sciocchezze rischiano grosso, perdono la faccia, finiscono sui giornali - è stata la risposta di Mutti - Si comportano bene perché è giusto comportarsi bene, ma anche perché hanno interesse a comportarsi bene. Perché altrimenti perdono tutto”. L’obiezione è prevedibile: ovvio che lui dica così, che altro poteva dire? Vero, ma anche è ovvio che sia così: se ogni anno sforni 285,6 tonnellate di prodotto e fatturi 465 milioni di euro, hai 400 dipendenti, esporti in 96 Paesi, non rischi di mandare tutto all’aria per risparmiare 20-30 centesimi sulle bottiglie di passata. Semplice, no?

Emanuele Capone

Si è formato professionalmente nella redazione di Quattroruote, dove ha lavorato per 10 anni. Nel 2006 è tornato nella sua Genova ed è nella redazione di Italian Tech 

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