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Food for Future, così il WWF sposta l’attenzione sul cibo nella lotta per difendere l’ambiente

La ong spiega al Cucchiaio le ragioni della campagna dedicata specificamente all’alimentazione: dalla carne al pesce, alle verdure, ecco che cosa mangiare per fare bene a noi e alla Terra

22/04/2021

Negli anni Sessanta, in Italia consumavamo in media 21 kg di carne l’anno a testa: era il cibo delle grandi occasioni e non lo mangiavamo tutti i giorni. Oggi siamo a quasi 80 kg di carne l’anno a testa: in meno di 60 anni abbiamo praticamente quadruplicato l’apporto di carne nel nostro regime alimentare. Entrambi i dati arrivano da Eurostat e sono una delle facce di un problema che non è più possibile ignorare, o che comunque è sempre più difficile ignorare: l’eccesso di proteine animali nella nostra dieta sta avendo effetti negativi sia sulla nostra salute sia sulla salute del pianeta.

E’ anche per questo che nella sua lotta per tutelare l’ambiente, il WWF ha deciso di mettere l’accento sui danni che la produzione e il consumo di cibo stanno provocando alla Terra. Che è una cosa che l’associazione, nata esattamente 60 anni fa, faceva già prima, ma che adesso ha intenzione di fare ancora di più: “Ci occupiamo dell’impatto inquinante dell’alimentazione da almeno 10-15 anni - ci ha spiegato Eva Alessi, responsabile Sostenibilità di WWF Italia - prima con la campagna One Planet Food e poi con Do Eat better, destinata ai consumatori. Quest’anno abbiamo voluto fare di più, presentando nel nostro Paese l’iniziativa Food for Future”. Perché proprio quest’anno? “Soprattutto per due motivi: perché il 2021 è l’anno in cui l’Onu alzerà ulteriormente l’attenzione sull’agricoltura e i sistemi alimentari e poi perché… non si può più aspettare”.

Soprattutto, non si può più aspettare perché abbiamo già superato almeno 4 limiti che sarebbe stato meglio non superare, come ci ha ricordato Alessi durante una lunga e interessante chiacchierata: “Dal punto di vista della biodiversità, almeno l’80% delle specie animali che sono a rischio, lo sono a causa di agricoltura e allevamento (a causa della distruzione dei loro habitat, ndr); per le stesse ragioni stiamo usando circa il 40% della Terra abitabile e sempre le stesse ragioni sono la causa di quasi un quarto delle emissioni annue di gas serra nell’atmosfera. Inoltre, abbiamo decuplicato l’uso di fertilizzanti rispetto a 60 anni fa, cosa che ha portato all’alterazione dei cicli biogeochimici del pianeta: stiamo fertilizzando così tanto che azoto e fosforo hanno fertilizzato pure laghi e fiumi”.

Sono cifre e informazioni piuttosto impressionanti, soprattutto se si considera che potrebbero essere addirittura sottostimate: secondo alcuni studi, gli animali presenti negli allevamenti sarebbero così tanti che superano di 15 a 1 quelli selvaggi  mentre secondo i calcoli dell’Onu e dalla Fao, come sul Cucchiaio abbiamo scritto l’anno scorso nell'articolo Quello che mangiamo è quello che inquiniamo: così la nostra alimentazione influisce sulla nostra “carbon footprint”, sarebbe esattamente il 50%, la parte di Terra abitabile occupata da allevamenti e campi coltivati; ancora: le emissioni inquinanti che arrivano dall’industria del cibo non sarebbero un quarto del totale, ma più probabilmente un terzo.

Come siamo arrivati a questo punto? E perché lo abbiamo fatto? Per le ragioni che dicevamo all’inizio, perché l’esempio dell’Italia è solo un esempio, ma vale per tanti altri Paesi del mondo: perché stiamo mangiando tanto, tantissimo e probabilmente troppo, lo stiamo facendo nel modo sbagliato e stiamo producendo il cibo che mangiamo nel modo sbagliato. E stiamo mangiando e producendo a un ritmo non solo crescente, ma anche ormai insostenibile per il pianeta: “Ci sono anche altri 2 problemi che ci troveremo presto ad affrontare o che dovremmo già affrontare - è la riflessione di Alessi - Innanzi tutto, negli ultimi 50 anni è triplicato il consumo di acqua dolce e più o meno il 70% viene usato per l’irrigazione dei campi; poi, con diserbanti, insetticidi, funghicidi e antibiotici stiamo generando una quantità pericolosa una quantità pericolosa di inquinamento chimico.

Il grafico mostra il consumo mondiale di carne per persona al giorno

La ricetta giusta per salvare il pianeta (e pure noi)

La ricetta giusta per salvare il pianeta (e pure noi)

Ma sono vere queste informazioni? Le associazioni che si occupano di tutela degli animali e dell’ambiente non staranno esagerando? Del resto, sono più o meno 30 anni che sentiamo parlare di questa storia delle mucche che inquinano perché emettono metano durante la digestione (ma ora sembra che ci sia una soluzione, come abbiamo visto in Sai che se le mucche mangiano le alghe, inquinano meno? Ecco come funziona). Così come sono anni che sentiamo parlare del cambiamento del clima, che magari “come è cambiato una volta, cambierà ancora”, come diceva l’ex presidente americano Trump. Come facciamo a fidarci? “Basta guardare fuori dalla finestra, per rendersi conto da soli che il climate change è reale - ci hanno detto dal WWF - Ed è reale pure in un Paese relativamente protetto come l’Italia. Gli agricoltori lo sanno, che un fenomeno prima raro come la siccità sta diventando comune, che grano e pomodori crescono meno e con maggiore fatica, che le zanzare non muoiono più, che la mimosa fiorisce sempre prima, talmente prima che fra qualche anno dovremo scegliere un’altra pianta, per festeggiare l’8 Marzo”. Ancora: “Lo sanno pure i pescatori, che il Mediterraneo si sta tropicalizzando, che sta diventando sempre più caldo, che ci sono specie di pesci che prima non c’erano. Che lo straordinario sta diventando ordinario, insomma”.

"Dovremmo assumere proteine animali in quantità ridotta, ridottissima. Come un piccolo lusso che ci concediamo ogni tanto"

Ok, ma allora che cosa dobbiamo mangiare? In estrema sintesi, dovremmo evitare il più possibile la carne rossa e i formaggi, riducendone drasticamente il consumo, fare calare la domande per fare calare l’offerta. E dunque la produzione. Entrando nel dettaglio, l’indicazione è più o meno quella della dieta Eat-Lancet, di cui sul Cucchiaio parlammo scrivendo La dieta sostenibile fa bene a noi e all’ambiente: 5 ricette per provarla, però declinata in chiave tricolore: “Dobbiamo tornare a seguire la dieta mediterranea, che negli ultimi decenni abbiamo un po’ dimenticato - è il consiglio di Alessi - Dunque, dobbiamo mangiare vegetale, dobbiamo mangiare più cereali, frutta e verdure e trovare da queste sostanze il giusto apporto proteico. Cosa che è assolutamente fattibile“. E la carne e i formaggi? Su questo, dal WWF sono chiarissimi: “Dovremmo assumere proteine animali in quantità ridotta, ridottissima. Come un piccolo lusso che ci concediamo ogni tanto”.

Per l’associazione, ci sono alcune parole chiave da tenere in mente, quando si decide che cosa mettere nel piatto, che cosa portare in tavola e che cosa mangiare: oltre a vegetale, anche bio, locale (scegliere prodotti non solo del territorio, ma pure di stagione), sano (cercando di smetterla con i piatti pronti e il cibo ultratrasformato, uno dei mali della nostra epoca come visto in La mala-evoluzione del junk food: cos’è il cibo ultratrasformato, la tentazione da cui non riesci a liberarti), lista della spesa (stabilire prima che cosa si vuole mangiare, per evitare sprechi) e anche il concetto di “prezzo giusto”, perché se un prodotto è troppo conveniente, c’è sicuramente un costo nascosto. Che probabilmente pagheranno i lavoratori o l’ambiente. Oppure tutti e due.

Seaspiracy e la questione del pesce

Nel corso dell’anno, e probabilmente ancora negli anni a venire, la campagna Food for Future del WWF si declinerà in varie iniziative, come quelle dedicate in passato alla deforestazione legata alla produzione del cibo o dell’abbigliamento o ai problemi connessi a cacao e zucchero: “Vogliamo iniziare dedicando particolare attenzione agli impollinatori, quegli insetti la cui azione è fondamentale per la crescita delle piante, della frutta, della verdura”, ci ha detto la Alessi. Il motivo è che api, vespe, farfalle, sirfidi e simili non se la passano affatto bene: sono calati del 40% e visto che più o meno il 75% delle colture del mondo cresce perché è impollinata dagli insetti, la conseguenza per noi è che presto dovremo dire addio al thé, alla macedonia, alla pasta col pesto (perché mancherà il basilico) e pure al tiramisù per via del cacao.

Che è un dolce e andrebbe in fondo, ma la nostra chiacchierata con il WWF abbiamo deciso di concluderla in un altro modo, con il pesce. Com’è che si parla sempre della carne e mai (o molto poco) del pesce? “Perché abbiamo questa idea sbagliata che il mare abbia risorse infinite - è la riflessione di Alessi - Ma in realtà servono attenzione e criterio anche per il pesce: dobbiamo diversificare i consumi, smetterla di scegliere sempre le stesse specie, preferire quelle locali (cioè del posto in cui viviamo, ndr) e meno sfruttate, come zerro, palamita, tombarello e sugarello”. Possiamo farlo perché come consumatori ne abbiamo il potere: “Scegliamo solo pesci adulti e di dimensioni adeguate e rifiutiamoci di acquistare pesci privi di etichetta che indichi come sono stati pescati e da dove provengono. Così smetteranno di proporceli”.

Perché anche il mare non se la passa bene, come è spiegato chiaramente in Seaspiracy, il bel documentario di Netflix che la redazione del Cucchiaio ha visto in anteprima sull’uscita in Italia e che nelle ultime settimane si è attirato addosso una grande quantità di critiche: secondo il WWF, il film “non tratta temi (positivi, ndr) come la pesca di sussistenza e artigianale” e però è corretto nei contenuti e nelle tematiche che affronta e anche ha il merito di avere “contribuito in maniera molto forte a portarle all’attenzione dei media e del grande pubblico” e di avere toccato un argomento delicato come quello della certificazione Msc, su cui lo stesso WWF “ha riscontrato limiti evidenti”.

Emanuele Capone

Si è formato professionalmente nella redazione di Quattroruote, dove ha lavorato per 10 anni. Nel 2006 è tornato nella sua Genova, è nella redazione Web del Secolo XIX e scrive di alimentazione, tecnologia, mobilità e cultura pop.

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