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Il magazine americano Epicurious dice addio alla carne: ecco perché è una svolta

L'annuncio: “Da oggi faremo a meno della carne”. Ecco le ragioni di una scelta destinata a fare discutere. Ma anche difficilmente contestabile

28/04/2021

“Annunciamo che da oggi faremo a meno della carne: d’ora in avanti non apparirà più nelle nuove ricette, negli articoli, nella nostra newsletter o sui nostri canali social”: il post, pubblicato sulla pagina Instagram di Epicurious nella tarda serata di lunedì 26 aprile, è di quelli destinati a scuotere il mondo dell’informazione legata al cibo e alla cucina. Perché? Perché Epicurious negli Stati Uniti è una delle pubblicazioni online più antiche e autorevoli del settore: nata nel 1995 e drasticamente rinnovata una ventina d’anni dopo, oggi ha oltre 1 milione di follower su Facebook e poco meno di 780mila su Instagram. Per fare un paragone, è come se qui sul Cucchiaio d’Argento dicessimo che “da oggi faremo a meno della carne”.

Va precisato che la parola scelta da Epicurious è “beef”, che in italiano possiamo tradurre con “manzo”, ma dall’editoriale che accompagna il foto-annuncio è abbastanza evidente che la rivista intenda in generale tutta la carne rossa. E il post è stato accolto come ci si poteva aspettare che venisse accolto: in poco più di 24 ore, un migliaio di commenti su Facebook e oltre 5mila su Instagram, insieme con circa 30mila reactions, molte di solidarietà e approvazione, ma anche tantissime di sdegno, furia, delusione, rabbia, tristezza. Non che la direzione del magazine non se lo attendesse: “Sappiamo che alcune persone potrebbero pensare che questa decisione sia una sorta di vendetta contro la carne o le persone che la mangiano - hanno spiegato - Ma questa decisione non è stata presa perché odiamo gli hamburger, che infatti non odiamo”.

E allora perché è stata presa? “Riguarda la sostenibilità e l'essere dalla parte della Terra”, ma “la nostra missione è e sarà sempre la stessa: ispirare i cuochi casalinghi a essere migliori, più intelligenti e più felici in cucina”. Che è un obiettivo che preme anche noi del Cucchiaio: lo abbiamo espresso spesso, anche annunciando la nostra partnership con il WWF , che “oggi occuparsi di alimentazione impone uno sguardo ampio, che riguarda la qualità del cibo che raggiunge le nostre tavole e le conseguenze che produrlo comporta per il nostro pianeta”. I colleghi americani non elimineranno le precedenti ricette a base di carne, esattamente come noi non elimineremo le nostre, perché fanno parte della nostra cultura gastronomica e della nostra storia, ma vi sarete accorti che da più o meno un anno a questa parte stiamo provando a invitare chi ci legge a una riflessione sul tema che riteniamo urgente e profonda, anche con l’apertura di spazi dedicati alla cucina vegetariana e alla sostenibilità.

Perché è ora di prendersi una pausa dalla carne

Perché è ora di prendersi una pausa dalla carne

L’annuncio di Epicurious e l’impegno del Cucchiaio affiancano la presa di posizione di molti grandi quotidiani americani ed europei, come Washington Post, New York Times e Guardian: anche loro da più o meno un anno hanno incominciato a scrivere apertamente che “dobbiamo smetterla con la carne”.

Però in qualche modo questo annuncio è più importante, proprio perché Epicurious si occupa di cibo (e solo di cibo) tutti i giorni e da tanti anni. Dalla rivista americana, che fa parte del gruppo Condé Nast, hanno spiegato anche che le ricette vegetariane che hanno iniziato a proporre come alternative al consumo di carne funzionano, attirano lettori, raccolgono consenso. C’è questo, c’è indubbiamente una questione di successo editoriale e di opportunità economica, che coincidono con la domanda di una crescente fetta di pubblico, ma c’è anche una questione di opportunità ecologica: è soprattutto per questo che è il caso di pensare a quello che si mangia e a che cosa comporta ogni gesto quotidiano, di acquisto e di consumo del cibo.

Recentemente, abbiamo ricordato come negli ultimi 60 anni sia quadruplicato in Italia il consumo di carne, triplicato a livello mondiale il consumo di acqua dolce (la stragrande maggioranza per irrigare i campi su cui cresce la soia per alimentare gli animali negli allevamenti) e anche decuplicato, sempre a livello mondiale, l’uso di fertilizzanti, sempre per i campi di cui sopra. Non è questione di ideologia o di prese di posizione, è questione di numeri, che nella loro freddezza sono forse in grado di dare, meglio di ogni parola, il quadro della situazione: ne abbiamo messi un po’ nell'approfondimento Quanto inquina la produzione di cibo, spiegato con i numeri, sperando di aiutarvi a capire perché su questo argomento la pensiamo come la pensiamo.

 

(immagine di apertura tratta dall'articolo originale di Epicurious, credits dell'illustrazione Aless Mc) 

Emanuele Capone

Si è formato professionalmente nella redazione di Quattroruote, dove ha lavorato per 10 anni. Nel 2006 è tornato nella sua Genova, è nella redazione Web del Secolo XIX e scrive di alimentazione, tecnologia, mobilità e cultura pop.

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