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Habemus pappam

Data pubblicazione 14.03.2013
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"Ho mangiato da papa". Quante volte abbiamo sentito e magari pronunciato questa frase, in tutte le sue varianti: ho dormito da papa, sono stato da papa. Di norma si usa per quelle situazioni in cui si sta davvero bene, perché nell'immaginario collettivo il papa viene sempre trattato ai massimi livelli. Pare averla usata anche Benedetto XVI al termine del pranzo in occasione del suo ottantesimo compleanno, preparato dallo staff del bassanese Sergio Dussin, uno dei ristoratori preferiti dall'attuale Papa Emerito. Una frequentazione del Vaticano, quella di Dussin, che risale ancora ai tempi di Giovanni Paolo II.

Tanti sono gli aneddoti che legano il papato con l'enogastronomia, tanto da spingere alcuni anni fa Suor Germana - da alcuni definita la Vissani del Vaticano - a scrivere un libro del titolo emblematico: "Mangiare da Papa. Che cosa si deve mangiare da piccoli per diventare Papa da grandi", in cui ripercorre le ricette dei piatti preferiti da Ratzinger grazie anche alla collaborazione di Ute Plock. Piatti ispirati ovviamente alla tradizione teutonica, con tanta carne, tanti grassi e zuccheri. Ma è probabile che il papa tedesco non ne abusasse, vista anche la corporatura longilinea.

I papi ghiottoni del passato sono stati molti, così come innumerevoli sono stati i banchetti luculliani preparati fra le mura vaticane. Come Enrico IV, citato anche da Dante nel Purgatorio della Divina Commedia, dove scontava proprio i suoi peccati di gola, indirizzati soprattutto verso le anguille del lago di Bolsena, annaffiate da abbondante Vernaccia. Alcuni storici arrivano perfino ad affermare che morì per indigestione proprio per aver abusato del suo piatto preferito. O come Paolo III, amante del cibo oltre che del vino, che si avvaleva dei servigi di Bartolomeo Scappi, in seguito cuoco anche di Pio V. Pio VI amava cacciare e mangiare le allodole, mentre Pio IX era un estimatore dei dolci. Più morigerati invece Pio V, che mangiava solo cose povere, e Gregorio Magno, ricordato per la creazione proprio dei canti Gregoriani, che mangiava molto poco e che contribuì a codificare i sette peccati capitali. Ricordiamo infine Sisto IV, amante dei grandi banchetti, così come appassionato di diete, forse per espiare i peccati accumulati a tavola.

Ma al cibo è legato anche il conclave, che nacque ufficialmente per mano di Gregorio X, promulgatore della costituzione apostolica Ubi Periculum. Tutto nacque proprio dall'elezione di papa Gregorio a successore di Clemente IV, che durò tre anni nonostante le pressioni da parte dei monarchi del tempo, in particolare il re di Francia. Esasperati dall'attesa, i fedeli rinchiusero i 19 cardinali elettori all'interno del Palazzo Papale di Viterbo, scoperchiandolo e riducendo al minimo il vitto. Papa Gregorio fece sua questa usanza, istituendo il Conclave per l'elezione del pontefice, stabilendo peraltro che dopo i primi tre giorni l'alimentazione dei cardinali riuniti fosse ridotta ad una sola pietanza per pasto. Se fossero trascorsi inutilmente altri cinque giorni la dieta dei porporati sarebbe stata esclusivamente a base di pane, vino e acqua.

Questo non sarebbe probabilmente stato un problema per il nuovo pontefice Francesco, visto che pare che sia abituato a cucinarsi da solo la cena, e che sia piuttosto morigerato sul fronte del cibo. Ama il pollo, il caffè espresso, la frutta e la verdura. Vediamo se la nuova vita gli farà cambiare pure i gusti a tavola.

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