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Perché l’aggressività online fa male più del fritto

Data pubblicazione 30.05.2017
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Non chiamateli muffin se hanno le verdure!”, “Non chiamatele lasagne se sono dolci!”, “Non chiamatelo tiramisù se non è tradizionale e ha la frutta”, “Non chiamatela pizza se non ha la forma della pizza”, “Non chiamatele orecchiette se non hanno le cime di rapa tra gli ingredienti”, “Non chiamatelo pesto se non ha il basilico!”…

Ce lo scrivete su Facebook ogni qual volta osiamo associazioni evocative. Quando si parla di cibo, le opinioni sono tutte accettabili, anche non amare l’uso delle metafore, o meglio ancora delle libere associazioni, in cucina è comprensibile, ma non vi arrabbiate così! Fa male, peggio del fritto. In fondo anche il leone non è davvero ‘il re della foresta’ e i motori non ‘ruggiscono’.

Il The Guardian ha pubblicato un video sui guerrieri di internet da vedere: persone che spendono molto del loro tempo in accesi dibattiti, convinzioni che talvolta degenerano in vere e proprie ossessioni. Siamo lontani da questi estremi, naturalmente, ma non vorrete davvero diventare i guerrieri del tiramisù o i difensori dei muffin!

E se d’improvviso realizzassimo tutti insieme che non siamo chef, che a casa non è necessario impiattare e neppure spadellare? Ci sentiremmo meno filologi del gusto, forse, e più disposti a giocare con parole e forme nei titoli delle ricette. Siamo stati i primi a pubblicare la lasagna al cioccolato ed è stata una delle ricette più viste del 2015, sul Cucchiaio d’Argento, forse anche la più cucinata.

Di fatto l’indignazione nel nostro questo caso è sporadica e si ferma ai titoli, siamo italiani e siamo una garanzia nei procedimenti. Diversa la sorte di pietanze iconiche della nostra cultura gastronomica, realizzate all’estero e spesso maltrattate. Su Twitter un account raccoglie il disappunto e lo sfogo di italiani gourmand indignati di fronte a video che propongono procedimenti improbabili e accozzaglie di ingredienti. Il principio seguito è ‘purché fili, si sciolga e coli’ e vale tutto. Italians Mad at Food (account aperto da un giovane americano, per la verità) colleziona commenti che sono spesso in linea con la ‘volgarità’ del piatto. Aggressivi e intraducibili.

Che fatica! Avrà ragione Evan William, co-fondatore di Twitter, quando dichiara al New York Times: “Ho pensato che quando tutti avrebbero potuto parlare liberamente e scambiarsi informazioni e idee il mondo sarebbe stato automaticamente un posto migliore”, concludendo con un: “Mi sbagliavo!”

Riappacifichiamoci tutti intorno a una torta cappuccino o ai muffin di pizza, è puro amore!

 

Foto Hellthy Junk Food



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