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Sostenibilità

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Sostenibilità

Girolomoni, la collina marchigiana dove la pasta è biologica

Tutto è partito dal sogno del fondatore negli anni '70: restituire dignità alla terra e ai suoi guardiani, i contadini. Sulla collina di Montebello a Isola del Piano, a 15 km da Urbino, quel sogno è diventato un ecosistema.

06/10/2021

Cosa c'è dietro un piatto di pasta? Ve lo siete mai chiesti? Su questa domanda si interroga da tempo la Cooperativa Gino Girolomoni, che nel 2020 è stata nominata fra gli Ambasciatori dell’economia civile grazie alla forte attenzione alla sostenibilità ambientale. Un'avventura cominciata 50 anni fa, un anniversario celebrato con una nuova immagine e un nuovo pack di carta riciclabile.

Cibo, ambiente e salute sono infatti le tre direttrici fortemente connesse al centro di questa realtà agricola, nata formalmente nel 2012, che produce e commercializza prodotti da agricoltura biologica, soprattutto pasta

In realtà, la vera storia inizia molti anni prima: era il 1971 quando Gino Girolomoni, pioniere del biologico, intellettuale, attivista, ma soprattutto contadino, iniziò a sue spese la ristrutturazione del Monastero di Montebello, risalente al XIV secolo e culla dell’odierna cooperativa bio. Il 13 luglio 1977, insieme alla moglie Tullia da cui avrà tre figli (Samuele, Giovanni Battista e Maria), a due anziani agricoltori e a cinque giovani del paese, Gino fonda la cooperativa Alce Nero. In nome di un’alternativa alla città e alle sue fabbriche, sia economica, sia sociale e spirituale, ridà vita a una collina, a Isola del Piano, a 15 km da Urbino, piantando e trasformando qui, in un unico luogo, il grano in pasta. Un sogno che è diventato il seme di una nuova economia possibile.

L'agricoltura biologica come stile di vita

Proprio il modello “dal seme al piatto”, con una intera filiera votata al biologico costruita in 50 anni di lavoro, rende oggi la Girolomoni un caso unico in Italia e in Europa.

Se negli anni '70 le prime attività (allevamento mucche, produzione formaggi e farine) hanno luogo nel monastero, man mano si spostano verso la collina. Un simbolo ma anche un luogo dove le cose accadono: vengono costruiti una stalla, un edificio per il mulino a pietra, due silos per lo stoccaggio e un magazzino di confezionamento dei primi prodotti. È il 1989 quando viene costruito anche il primo capannone per la pasta corta, cui segue dopo qualche anno la linea di pasta lunga. Non è un caso che nel 2004 il marchio Alce Nero viene ceduto e nasce il marchio Montebello. Quando Gino Girolomoni viene a mancare nel 2012,  la cooperativa diventa Gino Girolomoni Cooperativa Agricola e il nuovo marchio Girolomoni® viene lanciato sul mercato.

Erede dell’esperienza del suo fondatore la nuova generazione, rappresentata dai figli (Giovanni Battista è presidente), dai soci e dai collaboratori, prosegue questa storia affascinante fatta di rispetto per la terra, valorizzazione del lavoro e promozione dell’agricoltura sostenibile. Nel 2015 viene quindi inaugurata la nuova linea di pasta lunga e dopo quattro anni nasce il nuovo molino: è di fatto la concretizzazione del sogno di rendere un gruppo di agricoltori autonomi nel produrre la pasta con la propria materia prima.

Non solo una filiera, ma un ecosistema

Non solo una filiera, ma un ecosistema

La cooperativa conta 30 soci e 70 dipendenti e coinvolge nella filiera 400 aziende agricole (per il 76% marchigiane). Il sito produttivo comprende 80 ettari coltivati e lo stabilimento, alimentato a energia rinnovabile, con mulino, pastificio e magazzini.

Non solo produzione. Sulla collina in provincia di Pesaro Urbino esiste infatti un vero e proprio ecosistema attorno alla pasta che viene esportata in ben 30 Paesi esteri, soprattutto Francia, Germania, USA, Spagna, Australia e Giappone.

Questo ecosistema integrato comprende, oltre alla Cooperativa Gino Girolomoni che ne è il motore, la Fondazione culturale Gino Girolomoni, la Cooperativa Montebello, il sistema di accoglienza con locanda, bed & breakfast e fattoria didattica, e il Consorzio Marche Biologiche. In nome dei valori della civiltà contadina come il rispetto per l’uomo e la natura, preservando fertilità e biodiversità. Come sognava Gino.

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