Un hamburger di Scottona da 110 grammi in un croissant salato. Dal 23 febbraio si potrà assaggiare da Cardinale Milano.
Una ricerca di IKEA fotografa nuove abitudini in cucina e a tavola: meno tempo, più schermi, spazi flessibili. Anche in Italia la cena non si consuma più soltanto a tavola, ma il desiderio di convivialità resta forte
C’è stato un tempo in cui “andare a tavola” significava una cosa sola: sedersi, spegnere la TV, apparecchiare. Oggi la cena resta il pasto simbolo della giornata, ma cambia il modo in cui la viviamo: più veloce, più informale, spesso accompagnata da uno schermo acceso.
A raccontarlo è una nuova ricerca globale firmata IKEA, condotta su oltre 31.000 persone in 31 Paesi. I dati parlano chiaro: solo il 44% dichiara di cenare abitualmente a tavola. Il 18% preferisce il divano, il 4% mangia a letto e un altro 4% resta in piedi in cucina. Nelle case moderne gli spazi si fanno fluidi e il tempo si comprime.
Al mondo circa una persona su quattro dichiara di non avere un luogo dedicato ai pasti. In alcuni Paesi, come il Regno Unito, sempre più persone non hanno nemmeno un tavolo da pranzo; negli Stati Uniti e in Ungheria cresce la tendenza di mangiare a letto.
Anche gli orari cambiano. Nel mondo si cena in media alle 18:44, ma con differenze marcate: in Spagna si arriva quasi alle 21, in Finlandia si anticipa a poco dopo le 17. La durata? Per la maggior parte delle persone meno di mezz’ora, soprattutto durante la settimana. Il pasto serale resta il più condiviso, ma si inserisce in routine frammentate, tra lavoro, studio, attività sportive e continue notifiche.
Gli schermi, del resto, sono ormai parte del rituale: il 77% degli intervistati non pone limiti all’uso di dispositivi elettronici mentre mangia. Più della metà guarda la TV quando è sola, ma una quota significativa lo fa anche in compagnia. Mangiare e fare altro è diventato normale.
Se c’è un Paese dove la tavola ha un valore identitario, quello è di certo l’Italia. Eppure, anche qui qualcosa sta cambiando. Una persona su tre dichiara di mangiare abitualmente in più di un luogo della casa: il soggiorno è la prima scelta per oltre il 40%, seguito dalla cucina.
Cresce la frequenza dei pasti consumati in solitudine, soprattutto tra Gen Z e Millennials, ma il desiderio di convivialità resta forte: oltre un terzo degli italiani vorrebbe condividere più spesso la cena con i propri coinquilini. Segno che il cibo continua a essere associato a benessere e qualità della vita, anche quando il tempo è poco e la tavola si riduce a un vassoio sul divano.
C’è poi il tema dello spazio. Solo il 29% delle persone nel mondo si dice pienamente soddisfatto della propria cucina. Le principali criticità riguardano l’organizzazione e la mancanza di superfici d’appoggio. I più insoddisfatti sono i giovani: oltre la metà della Gen Z non si riconosce nella propria cucina, percepita come inadatta al proprio stile di vita.
Le case si fanno più compatte e multifunzionali: cucina, zona pranzo, soggiorno e studio spesso coincidono. Ecco allora che anche la cena cambia forma. Si accorcia, si sposta, si adatta agli orari di ciascuno.
Eppure, il 60% delle persone continua a dare valore ai momenti di connessione vissuti a tavola. Emerge qui una distanza tra desiderio e realtà: la volontà di ritrovarsi c’è, ma non sempre coincide con i tempi e gli spazi della vita quotidiana. E così la tavola resta un punto di riferimento, anche quando diventa un’eccezione.