La bella stagione è finalmente qui e con lei la voglia di pranzare all'aria aperta. In questa gallery troverete tante ricette per un pranzo veg all'aperto,...
Il nuovo formato della linea premium Barilla Al Bronzo segue il trend della biomimesi e promette di piacere naturalmente al consumatore grazie alla neurogastronomia e alle neuroscienze, con un “ingrediente segreto”: il design.
Una forma attorcigliata e dinamica, costruita su cinque “ali”, con profonde scanalature e una superficie ruvida data dai grani 100% italiani trafilati al bronzo, selezionati per garantire una consistenza più elastica e una tenuta in cottura stabile: il nuovo formato di pasta della linea Al Bronzo di Barilla, già disponibile nei supermercati, è una vera e propria innovazione nel design alimentare. Ma non riguarda solo il modo in cui la pasta trattiene il sugo: dice qualcosa anche su come percepiamo - e riconosciamo - il cibo, ancora prima di assaggiarlo.
Pensati per trattenere il condimento - e parte dell’amido - e restituire un morso più ricco e stratificato, “come quello di una scarpetta”, i Riccioli, infatti, fanno qualcosa di più: ci piacciono “naturalmente” perché somigliano a forme che vediamo tutti i giorni. Questo perché, per la prima volta, traducono la biomimetica, quel trend che vuole forme e funzioni degli oggetti - dall’architettura alla moda - il più simili possibile a quelle naturali, in un prodotto che dal lusso si sposta sugli scaffali dei supermercati.
“La natura è di fatto un grandissimo archivio di soluzioni di design”, ha raccontato Patrizia Martello, sociologa dei consumi chiamata a rispondere per Barilla su studi condotti sui consumatori italiani, soluzioni che non riguardano solo la forma ma anche la dinamica, la strategia e la funzione degli oggetti. “Spirale, onda, modularità e porosità”, ad esempio, sono i quattro principi più ricorrenti negli ecosistemi che ci circondano e tutti aiutano a realizzare una pasta basata sulla biomimesi, come i Riccioli.
Il risultato è un prodotto che lavora sul piano sensoriale, quasi un tecnofood, e che mette insieme “estetica e sostanza del gusto”, come spiega Annalisa Chilli, Marketing Associate Director di Barilla Italia.
"Sentiamo alcune forme come più giuste, più buone, prima ancora di saper dire perché”, prosegue Martello. “La forma del cibo”, perciò, “cambia il suo gusto”. Ma non è solo questo: “le forme che fanno questo effetto sono legate alla natura”. Perciò, un cibo ci piace di più se riesce a imitare le forme che riconosciamo e con cui siamo nati - quelle delle farfalle, delle conchiglie, dei riccioli. Lo dicono il 57,6% degli italiani intervistati da Barilla.
Alla base c’è un principio semplice: le forme naturali, lo spiega la neurogastronomia, sono forme che nel tempo - e durante un lungo processo evolutivo - si sono dimostrate più efficaci, più “buone” e più “adatte”, e per questo sono sopravvissute. È un riconoscimento che avviene prima ancora della razionalità: il corpo, in qualche modo, sa già cosa funziona. E se l’esperienza del gusto non è mai solo gustativa ma coinvolge tutti i sensi - vista, tatto, olfatto e memoria - la forma è uno dei primi elementi che attivano una risposta neuronale nel consumatore, ancora prima dell’assaggio.
Non sorprende, perciò, che l’utilizzo di forme naturali, prima di arrivare alla pasta, sia già entrato in altri ambiti del progetto. Barilla cita il design, la moda, l’automotive e l’architettura, ma ciò che colpisce di più è la somiglianza tra i Riccioli e le spirali e le architetture curve di Frank Gehry o le sedute contemporanee di design. Forme fluide e accoglienti, anche in altri ambiti del progetto, sono infatti associate a comfort, naturalezza e familiarità.
Il design alimentare qui non è solo contenitore, ma “l’ingrediente segreto”, dice Chilli. Lo dimostrano anche le due ricette suggerite da Barilla insieme allo chef Roberto Conti per questo formato: il Ricciolo in aspick di pomodoro, dove la pasta viene raffreddata e intrappolata in una gelatina trasparente che ne amplifica la struttura, oppure i Riccioli alla milanese con genovese di ossobuco, crema allo zafferano e gremolada, dove le scanalature trattengono la densità del sugo e la rilasciano a ogni morso, lavorando insieme alla cremosità della salsa.
Insomma, si può pensare a un ragù italiano fatto con le conchiglie invece che con le tagliatelle, a un pesto ligure con le farfalle piuttosto che con le trofie e a un’amatriciana con i Riccioli al posto dei bucatini. Se alcune forme di pasta ci sembrano più “giuste” di altre, anche quando non sono quelle previste dalla tradizione, il motivo ha a che fare con il modo in cui le riconosciamo da millenni - e, in fondo, con il design.