I tortelli di zucca appartengono alla mitologia della mia terra natìa. Li amo perchè sono difficili, impervi e inaffidabili; hanno gusto adulto e capriccioso: a volte deludonosoprattutto se hai l'ubbìa di taroccare la zucca con zuccheri e poltiglie varie. Se stai al naturale e incocci nella zucca fessa, ti tieni quel tortello slavato e pallido che vorresti usare come piattello all' Ex-Quagliodromo Comunale.
Li amo di amor carnale perchè quando invece azzecchi la cucurbita giusta li puoi solo rovinare: con una sfoglia senza nerbo, o con eccessi di noce moscata o amaretto, o parmigiano troppo fresco o troppo vecchio, o con il soffritto eccessivo. Insomma una gara ad ostacoli.
Alla
Ghironda, a Montecchio Emilia, ne trovi una versione tra le migliori mai provate: la pasta è morbida e soda, sottile ma nervosa; il ripieno è saporoso e fitto,masticabile; l'equilibrio dei sapori mirabile, con le punte dolci-speziate alloro posto, nessuna in cerca di troppa luce. La cottura è perfetta, la fusione burrosa millimetrata, pure la composizione e densità del piatto è composta e giusta.
Altri piatti della tradizione reggiana convincono ancora, come le torride lasagne, o i carciofi sardi; buona la zuppa di carciofi, di giustezza l'ossobuco. Il pane è quello bianco, tradizionale di quelle plaghe. Irresistibile la sbrisolona (tentazione omicida) con la gelatina d'agrume.
Vorremmo di nuovo la lista dei vini sui tavoli: ma la proposta resta sulla linea dell'affidabile continuità.