Ho fatto il militare nell'85/86. Per la precisione, appartenevo allo scaglione 9/85 del 17° Artical. Per voi giovini, l'Artical è l'Artiglieria Contraerea Leggera, quella che ci salverà quando i Marziani invaderanno lo stivale. In batteria si facevano i versi alle burbe e si diceva "il nono, scaglione di ferro". Appartengo alla classe '61: classe di ferro, ovviamente.
Appartengo anche ad una classe di Liceo, che ancora si ritrova seppur in moderatissima risulta. Era il Liceo Scientifico Secondo, poi diventato Aldo Moro. Erano i Tempi delle BR, e l'Aldo Moro era il miglior Liceo della città. Appartengo ad una classe medio borghese, la linfa vitale della società. Appartengo alla categoria dei laureati, senza cui il mondo non potrebbe esistere. Dell'Università di Parma, quando ancora le lezioni si seguivano e gli esami si facevano, non come adesso.
Ho un blog e uso i Social Network: non sono nativo digitale, ma appartengo a quella categoria di Homo Obsoletus che cerca di non farsi obliterare dalla legge di Moore. Parlo tutti i giorni con una comunità conosciuta su twitter, di veri appassionati di cibo e vino.
Ed ora sento il bisogno di dire cose impopolari.
Perchè la tiritera che ho scritto sopra sta a significare: tutto quello cui mi sento di appartenere è magnifico. Immenso, migliore. Ci conosciamo ormai tutti: chi scrive e chi cucina, chi beve e chi fa vino. E quindi ho assaggiato il vino del mio amico, ed è l'unico vino. Ho fatto la ricetta dell'amica, ed è epica. Ho mangiato il piatto dell'amico cuoco, ed è sovrumano.
Sento il bisogno di dire che non si può vivere solo di superlativi, nè assoluti nè relativi. Sento il bisogno di dire che anche i miei amici fanno cose che mi fanno scendere il latte alle ginocchia. Certo, lo insegna Maaslow: ci fidiamo della comunità cui apparteniamo. Ma sento il bisogno di dire che twitter sarebbe bello e divertente anche senza i duecento post mattutini di buongiorno a te buongiorno a me. Sento il bisogno di essere libero di dire che no, l'ultimo vino di Tizio non è epico, che l'ultimo post di Caio è superfluo.
Per l'amore che ho per Sempronio sento il bisogno di dire che quella cosa non rimarrà scolpita negli annali, sento il bisogno di essere libero di scrivere che no, quell'accadimento non è lo spartiacque tra il prima e il dopo.
E per il comune obiettivo di migliorare le nostre conoscenze, sento il bisogno di sentire Davide che mi dice che no, di birra non capisco un tubo, e Daniele che mi spinge ad approfondire il discorso dei Prosecchi.
Sento il bisogno di una comunità critica, vitale, che sappia essere anche ruvida: che sappia frenare gli eccessi di autostima e che conforti nei momenti di depressione. Perchè non siamo nè i più belli nè i più furbi, altrimenti staremmo tutti in TV a fare la pubblicità delle mutande.