Tempo fa quando scendevo ad abbracciare la sirena Partenope alloggiavo dalle parti di Fuorigrotta, all'ombra del San Paolo. La primissima volta che sono sceso a Napoli per lavoro, correva l'anno 1919, ho chiesto a un energumeno all'incrocio di consigliarmi una pizzeria. Tremavo fino al duodeno, come tutti i nordisti che scendono a Napoli terrorizzati dal catòdo: temevo che l'energumeno mi spogliasse di tutti i miei averi, mi prelevasse gli organi interni senza anestesia e si vendesse il mio G-Shock nero con funzione alba/tramonto al mercatino di Forcelle per milel lire. Invece senza levarsi la siga dall'angolo della bocca disse "'
llà" indicando la Pizzeria Bistecca. Per anni fu il mio ufizio in Campania.
Rosario era simpatico assai e spero lo sia ancora: ovviamente tifosissimo del Napoli, faceva pizze pregevoli, e qualche piatto di mare. A volte aveva arrivi di bufala, che teneva in mastelli pieni di liquido di governo sul bancone. Quando ne chiedevo, ne prelevava una palla con le manone, la scolava alla garibaldina e la piazzava sul piatto, non prima di averla allettata con una foglia di lattuga grande quanto un campo di calcio.
Fu allora che iniziai a notare 'sta fissa dell'insalata sotto la portata: tre gamberi alla griglia sopra una presa di iceberg; la fetta di carne su letto di indivia; il frittino su savane di scarola.
Ma quella che proprio non sopporto, ma non la sopporto proprio, è la terrifica valerianella aka
songino.
La vedi spuntare da sotto la triglia con l'occhiolino furbesco: con quell'aria da fanciullo smarrito in cerca della mamma. Che il radicchio lo azzanni senza timore, è amaro; il cappuccio scrocchia, e lo tiri via veloce; la rucola... beh, la rucola l'abbiamo odiata tutti, e non ci sentiamo in colpa.
Ma la valerianella. Con quel bordino arrotondato, quel ghigno beffardo, quella gibba morbida e svenevole, pronta a piegarsi ad un soffio; la valerianella, con quel verde così sano, così rigoglioso, come se non avesse a temere le ingiurie del tempo. Quei ciuffetti vagamente scandalosi, ricurvi e ricci, incessantemente alla ricerca di una rilassante posizione prona.
Regina dei catering, imperatrice delle tavole dei
wannabe cuochi del dopolavoro postelegrafonico, incontrastata dominatrice delle portate accessorie delle pizzerie e delle pietanze di varia ordinanza nei ristoranti della terra di mezzo. Valerianella, non avrai il mio scalpo.
Immagine: Pollice Green