Dal latino modus derivano tre lemmi dal significato assai curivilineo. Per noi che veniamo dalla campagna, vale la pena di ricordare che i lemmi non sono gli insani roditori nordici che all'affollarsi delle loro città decidono spettacolari suicidi di massa: più frequentemente lanciandosi da alte scogliere. Notizie non confermate asseriscono che per questa loro tendenza autodistruttiva i lemmings siano l'unica specie nel cosmo ad avere inventato il forno a gas prima di scoprire il fuoco, ma non vi sono riscontri scientifici a questa bislacca teoria etologica.
Tornando al nostro latinorum ecco composti nella stessa frase moda, moderno e modesto: con la stessa radice ma con espressioni assai diverse.
La moda è la femminilizzazione diretta del termine latino, e indica allo stesso tempo maniera e misura: del secondo parleremo tra un attimo. Il primo invece per traslazione ha assunto un termine cosmopolita, quando indica una tendenza contagiosa a mettere in atto comportamenti che hanno nel loro lato più appariscente una certa conformità: così negli anni settanta portavamo i ginx a zampa d'elefante, così oggi li vediamo indossati a vita tanto bassa da esporre alla luce del sole la turpe ombra pùbica. Qualche snob emarginato dalla società invece ritiene che sia proprio maniera il significato più adatto, inteso come stolida ripetizione di qualche elezione altrui: "scrive alla maniera di". Da cui deriva la spregiativa accezione di "manieristico" inteso come routinario, solito, telefonato.
Ecco allora che quando mi siedo di fronte al piatto di maialino delle montagne del peloritano cotto a 16 gradi sottovuoto per 180 ore in un forno alimentato dall'alito del coro delle voci bianche dell'Antoniano ho più l'impressione che si tratti di una moda, ma intesa come maniera. Per quello quando tento di arrotolare il mio spaghetto conficcato sul fondo di un vaso da fiori di Murano ho più la sensazione di vedere maniere tendenze così diffuse da essere appunto moda, anzichè modernità.
Moderno infatti avrebbe un significato comune che attiene più all'attitudine a rimanere nel modo, inteso come misura: contemporaneo certo, e ma non pedissequo.
Certo, i meno pigri di noi potrebbero ricordare che da modus deriva anche modesto: colui che esprime la capacità di restare nella giusta misura, nella temperanza, nella sobrietà. Ma ahimè, nella nostra glabra temperie spesso è modesto anche una cosa poco significativa, marginale. Così misurata da non superare la soglia d'attenzione.
Ma in fondo noi della temperanza, e della continenza ne abbiamo piene le tasche, non meno che del petto di piccione al giusto rosa.
NB: l'immagine del maialino è tratta dal racconto del Sass di Besozzo, ma risale a qualche anno fa. Non è "moderna" in senso stretto, e confido che mi protegga dagli strali di Costantino, bravo oste che nel cuor mi sta.