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Glifosato: 5 cose da sapere sul diserbante più usato in agricoltura. I rischi per la salute e come evitarli

Data pubblicazione 24.01.2020
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Si torna a parlare di glifosato e degli eventuali rischi per la salute. A metà gennaio 2020 il Lussemburgo ha infatti messo al bando il demonizzato diserbante con un processo a tappe: si parte con il divieto di vendita per poi finire con lo stop all’uso entro la fine 2020. Intanto, Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza dell'agricoltura nazionale, ha lanciato l’allarme rispetto ai legumi di importazione: 3 piatti su 4 di ceci, fagioli e lenticchie vengono dall’estero, da nazioni che usano il glifosato con modalità e formule vietate in Italia. Ecco 5 cose da sapere:

  • 1. Che cos’è il glifosato e come funziona

    Il glifosato è una sostanza chimica ampiamente usata nei pesticidi, detto anche erbicida; è di fatto un diserbante in uso dagli anni ’70 in agricoltura: fa seccare le piante infestanti ed è perciò impiegato nelle grandi coltivazioni, come le piantagioni di legumi e cereali. Storicamente ritenuto poco pericoloso per l’uomo, e di breve persistenza nell’ambiente (non penetra nella falda acquifera) è stato per anni commercializzato dalla multinazionale Monsanto (acquistata poi da Bayer) con il nome di Roundup. Il brevetto è scaduto nel 2001 e ora viene prodotto anche da altre aziende.

  • 2. Quali sono i rischi per la salute e il caso Monsanto

    Per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) il glifosato è cancerogeno, anche se con un livello di probabilità intermedio: nella stessa categoria, per capirci, rientrano i cibi fritti ad alta temperatura e le carni rosse. Nel 2018 la Monsanto - multinazionale già coinvolta in polemiche riguardanti l’agricoltura intensiva, i brevetti sulle sementi e gli OGM - è stata accusata di aver provato a influenzare studi scientifici con il fine di occultare la pericolosità del glifosato. A seguire nel 2019  ci sono state in Usa due sentenze che hanno condannato Monsanto a risarcimenti milionari nei confronti di persone che erano state per decenni a contatto con la sostanza, sviluppando un particolare tipo di tumore (linfoma non-Hodgkin).

     

  • 3. Cosa dice l'Europa

    Dall’altra parte, l’Unione Europea ha autorizzato l’uso del glifosato dopo che vari enti come l’Echa (Agenzia europea delle sostanze chimiche) e l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ne hanno escluso la pericolosità. Alla nostra richiesta di commentare le ultime vicende, l’Efsa risponde che il divieto del Lussemburgo “è una decisione politica”, e rimanda per chiarimenti a un documento divulgativo sugli studi effettuati. Effettivamente la differenza di risultati tra Efsa e Iarc sta nel metodo: Iarc analizza il glifosato insieme alle altre sostanze con cui è usato, quindi forse la pericolosità sta in queste ultime, i cosiddetti coformulanti, sostanze che compongono i pesticidi. Altre versioni sostengono che Efsa si sia basata su un precedente studio tedesco finanziato da aziende produttrici di diserbanti.

  • 4. Cosa dice il nostro Ministero della Salute

    In Italia il Ministero della Salute ha vietato i pesticidi con glifosato accoppiato a un altro coformulante: quindi non la presenza del glifosato ma il suo uso, in questo caso associato ad altre sostanze. Senza fare allarmismi, anche l’UE ha deciso di affidare la prossima valutazione del diserbante - l’autorizzazione scade nel 2022 - a quattro paesi relatori anziché a uno. Si segue un principio di precauzione, quindi.

  • 5. Cosa possiamo fare?

    I modi per tutelare la nostra salute a tavola sono semplici: scegliere legumi di varietà nostrane, che oltre a essere sicure sono anche molto saporite; in Sicilia per esempio ci sono il fagiolo “badda”, il cece nero e la rinomata lenticchia di Ustica; ma si potrebbero citare altre varietà come il fagiolo di Controne, i ceci di Cicerale (entrambe campane) o la nota lenticchia di Castelluccio di Norcia, in Umbria. Premesso che il diserbante è usato in molte coltivazioni intensive, soprattutto grano, mais e soia, se vogliamo essere sicuri di non “mangiare” glifosato, la cosa migliore è scegliere prodotti non solo nazionali, ma possibilmente anche biologici e con una provenienza tracciata in modo chiaro.

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