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Che cos'è la pornografia del cibo?

Data pubblicazione 30.06.2016
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La prima cosa che colpisce dell’espressione “pornografia del cibo” o food-pornography è la sua forza, il suo impatto, che risulta visceralmente perturbante. Con questo aggettivo si intende una sensazione particolare collocabile a metà tra qualcosa che ci spaventa e qualcosa che però, contemporaneamente, ci attrae.

Per la maggior parte delle persone, è naturale associare al cibo una serie di idee ed emozioni - quali calore, condivisione, piacere - che si discostano molto da quelle collegabili alla pornografia, che invece rimanda ad una forma di piacere sessuale piuttosto anonima, meccanica e superficiale.

Dunque come mai è nato il termine food-pornography, e che cosa indica?

Il termine è apparso per la prima volta nel 1984 nel libro Female Desire: Women’s Sexuality today, della scrittrice Rosaling Coward, la quale sottolineava come la presentazione del piatto, quindi l’estetica del cibo, stava assumendo più importanza rispetto alla persona che l’aveva cucinato. Al di là dell’intento sociologico e femminista che guidava la Coward, attualmente questo termine è stato ripreso, forse in toni un po’ allarmistici, per indicare la sempre maggiore spettacolarizzazione di tutto ciò che riguarda l’alimentazione e il cibo: è diventato una sorta di messa in scena da documentare e poi mostrare.

Il fatto che, nella nostra società contemporanea, quello che mangiamo sia sempre più frequentemente associato ad un valore estetico e di esibizione, è testimoniato anche da alcuni fenomeni mediatici o artistici: a titolo esemplificativo si pensi al blog Pictures of Hipsters taking Pictures of Food, che, con una certa ironia, mostra foto di persone che fotografano il proprio piatto, oppure al progetto Pantone Pairings del graphic designer David Schwen, che riproduce i famosi campioni di colorazione Pantone tramite accostamenti di cibi.

Questa nuova attenzione al valore estetico del cibo è un qualcosa che tutti noi conosciamo e che, di per sé stessa, non è allarmante, ma semplice segnale di un forse più generale mutamento nelle società contemporanee, che sono alla ricerca di modi nuovi per unire significati tradizionali a nuove forme di valori ed espressività.

Piuttosto, forse, ciò che dovrebbe far riflettere in modo critico e che merita a pieno titolo la definizione di pornografia del cibo, è la degenerazione di questa messa in scena, che allontana l’oggetto-cibo da qualsiasi valore estetico e affettivo, per sfociare in una estremizzazione fine a se stessa: si pensi, ad esempio, ai fenomeni mediatici come la serie web tv EpicMeal, che mostra enormi costruzioni di cibo - quando dico enormi intendo il giardino di una abitazione composto interamente di vari pezzi di carne – che con ogni probabilità nessuno mangerà, ma che hanno, appunto, lo scopo esclusivo di portare all’estremo il concetto di esibizione estetica, rendendolo così esibizionistico. In questa sua variante, dunque, il mostrare cibo diventa realmente qualcosa di osceno e, in questo senso, ha una valenza pornografica: prevede, infatti, al pari della pornografia classicamente intesa, una esibizione di pezzi di oggetti tesa ad una stimolazione sganciata da qualunque dimensione di senso affettivo e interattivo.

Le visioni allarmistiche potrebbero obiettare che il confine tra esibizione ed esibizionistico, così come tra estetico e superficiale, è molto labile. Naturalmente, ogni confine è tale, per definizione, specie quando si ha a che fare con dinamiche psicologiche ed emotive e non con regole matematiche: rimane comunque il fatto che un parametro forse utile per chiarire tale labilità può essere quello del valore affettivo, di condivisione e di stima per la bellezza, che noi attribuiamo al cibo che stiamo ammirando (pre-gustando, fotografando, postando…).  

 

 

Credits Pornburger



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