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Boris Johnson dichiara guerra all’obesità e vieta la pubblicità online di junk food

Data pubblicazione 22.11.2020
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La Gran Bretagna propone di vietare tutta la pubblicità online di junk food, con l’obiettivo di combattere l’obesità. Vi abbiamo raccontato quali sono le caratteristiche del junk food in La mala evoluzione del Junk food: cos’è il cibo ultratrasformato, la tentazione di cui non riesci a liberarti. Sì, perché il junk food è buono, non buono come il pane appena sfornato, buono chimico insomma, ma fa male.

Il Primo Ministro Boris Johnson, dopo aver contratto il virus e aver sviluppato una più forte consapevolezza dei problemi connessi all’obesità, propone nuove misure per contrastarla.

Ma andiamo con ordine: il Center for Disease Control and Prevention ha inserito l’obesità come condizione a elevato rischio di gravi complicanze da COVID-19. Non abbiamo evidenze che le persone obese si infettino di più, ma sappiamo che sono più alti i rischi di sviluppare gravi problemi respiratori una volta infettati. Uno studio dell'Intensive Care National Audit and Research Center, condotto proprio sui pazienti ricoverati con coronavirus nei reparti di terapia intensiva nel Regno Unito, dimostra che i pazienti in sovrappeso o obesi costituivano il 64% dei pazienti COVID-19 in terapia intensiva.

Da Downing Street, in luglio, era già uscita la proposta di vietare la pubblicità di junk food, ma solo prima delle 9 di sera. Vista la situazione preoccupante del Paese (di cui The Guardian riporta alcuni dati in UK set to bring in strict new junk food rules including pre-9 pm ad ban.), ora Johnson rincara la dose con il provvedimento più severo mai preso verso il digital marketing, sottolinea The Guardian. Al bando i prodotti con eccesso di grassi, sale e zucchero

 

Il Segretario di Stato per la salute del Regno Unito, Matt Hancock, dichiara: “voglio aiutare i genitori, i bambini e le famiglie del Regno Unito a fare scelte alimentari più sane. I bambini, lo sappiamo, trascorrono molto tempo online. I genitori devono avere la garanzia che non vengano esposti a messaggi pubblicitari che promuovono prodotti malsani, che possono influenzare le loro abitudini di vita”.

Possiamo solo immaginare le conseguenze che questo provvedimento potrebbe avere sul mercato pubblicitario di Facebook e Google, per citare due fra i più importanti player, oltre che per le aziende del settore.

Nonostante nel nostro Paese il ruolo della cucina italiana (per celebrarla è in corso la V Settimana della Cucina Italiana nel Mondo) e della dieta mediterranea sia saldo, dobbiamo ricordarci che circa 2 milioni 130 mila bambini e adolescenti dai 3-17 anni sono in eccesso di peso e quasi 2 milioni non praticano sport né attività fisica. Si registra un trend decrescente, ma ben un quarto dei bambini e degli adolescenti consuma quotidianamente dolci e bevande gassate, il 13,8% snack salati (Stili di vita di bambini e ragazzi 2017-2018 fonte ISTAT).

Ci troviamo dunque anche noi a vivere in quello che viene definito un contesto obesogenico che ci porta a ipernutrirci con alimenti talvolta di scarsa qualità e prezzo basso. E a questo problema si aggiunge anche il tema della sedentarietà, dell’inattività fisica forzata che viviamo un po’ tutti di questi tempi e di un auto-isolamento che può più facilmente trovare una spinta consolatoria nel cibo spazzatura.



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