L'anguria è buonissima in ogni modo: a merenda, in un ghiacciolo, per un antipasto estivo, in insalata. Ecco le migliori ricette con l'anguria per rinfrescarsi...
Rossa, gialla, senza semi e mini: sembrano simili, ma al taglio cambiano consistenza, dolcezza e resa in cucina. Ecco tutto quello che devi sapere per scegliere l'anguria giusta
Quando eravamo piccoli, le cene di famiglia nelle sere d’estate si concludevano sempre allo stesso modo: l’anguria arrivava già tagliata, su un piatto grande messo al centro della tavola. Prendevamo con le mani quelle fette, che allora ci parevano così grandi, e cominciavamo a mangiare stando attenti ai semi.
Quella leggerezza che ci faceva finire una fetta dopo l’altra ha una spiegazione scientifica: l’anguria è composta per oltre il 90% di acqua. Contiene poi vitamina C, vitamina A e, nelle varietà rosse, licopene, il pigmento che le dà quel colore intenso.
Originaria dell’Africa, è arrivata nel Mediterraneo in epoche antiche e oggi ne esistono più varietà, che si differenziano per colore, dimensione, presenza o meno di semi e consistenza.
L’anguria rossa è quella più diffusa, caratterizzata da buccia verde, che può essere uniforme o striata, e dall’iconica polpa rosso intenso, punteggiata di semi neri.
Il suo punto di forza è la consistenza: croccante, compatta, ma allo stesso tempo molto ricca d’acqua. Quando è ben matura, risulta molto succosa ma mai molle.
È la varietà che si presta meglio al consumo a fette, perché si taglia facilmente senza perdere consistenza. Funziona però bene anche in preparazioni semplici, come degli spiedini di anguria e mirtilli o una gelatina di anguria.
Sempre più diffusa, l’anguria senza semi nasce da selezioni che riducono al minimo i semi duri, lasciando solo piccoli residui morbidi, quasi impercettibili.
Il gusto resta simile a quello della varietà classica, ma cambia l’uso. È più semplice da tagliare in modo regolare e soprattutto da lavorare, quindi è particolarmente adatta quando la polpa deve essere trasformata: la granita risulta più liscia, il ghiacciolo più uniforme e il succo più limpido.
Meno comune è l’anguria gialla, che si riconosce subito al taglio: qui la polpa non è rossa ma assume una tonalità dorata.
La dolcezza resta più contenuta, mentre emerge una freschezza più marcata, che dà un’idea di ancora maggiore leggerezza rispetto alle varietà rosse.
Questa caratteristica la rende interessante negli abbinamenti salati, dove il rischio è spesso quello di avere un ingrediente troppo dolce. Può essere sostituita a quella rossa in abbinamento a formaggi freschi come nell’antipasto di anguria e formaggio cremoso o negli spiedini di anguria e feta, riesce a portare freschezza senza coprire gli altri sapori.
Le mini angurie sono versioni più compatte della varietà classica, pensate per essere più pratiche e versatili.
Si conservano meglio una volta aperte, occupano meno spazio e permettono di gestire le porzioni con più facilità. Per questo sono particolarmente adatte quando si cucina per poche persone o quando si vuole evitare di lavorare grandi quantità di frutto.
Anche in preparazioni veloci, come nell’anguria ripiena di mozzarella e olive o nella pizza di anguria con rucola caprino e pomodoro, risultano più immediate da gestire.
Scegliere un’anguria matura richiede qualche accortezza. Il peso deve essere consistente rispetto alla dimensione, segno di un buon quantitativo d’acqua. La buccia deve essere integra, con un aspetto opaco e non lucido.
Un altro elemento utile è la zona di appoggio, la cosiddetta macchia di campo: quando tende al giallo crema indica che il frutto è maturato a lungo sulla pianta.
All’esterno si assomigliano un po’ tutte, ma dentro cambiano molto e possono davvero fare la differenza in cucina, trasformando un frutto apparentemente banale in un ingrediente super versatile e sfizioso.
Se siete alla ricerca di un po' di ispirazione per preparare piatti con l'anguria vi consigliamo di leggere il nostro contenuto dedicato alle migliori ricette gustosi e rinfrescanti con l'anguria.