Quando ti pare di avere tutto il mondo sulle spalle, quando tutto pare avverso, quando la corrente pare ostinata e contraria resta una sola strada, senza alternative: back to basic.
Mi ricordo la stagione in cui alla Ferrari correva Michele Alboreto. Era il tempo in cui la Formula Uno era un ingranaggio di uomini e di macchine: non che le corse fossero molto più divertenti di quelle odierne, ma allora almeno mi addormentavo verso il quarantesimo giro. Oggi mi addormento nel giro di ricognizione.
Ebbene, quella stagione stava andando malino: il vecchio Drago governava ancora la fabbrica con il solito piglio, ma i tempi incalzavano e la squadra era dilaniata da contrasti interni, la cui cifra si palesava nella diatriba se l'arnese per misurare il consumo si dovesse chiamare consumìmetro o consumòmetro.
L'auto di Alboreto arrancava nelle retrovie durante le prove del venerdì, il sabato non ricordo bene ma non andava tanto meglio. Ferrari telefonò in pista e ordinò seccamente "adesso tirate via tutto". Per un qualche miracolo la rossa mise le ali: pole e vittoria.
Ecco allora che se sei stanco di velutè, concasè, brisè e bosgiolè puoi tornare a imburrare un mattoncino di pane con un buon burro e cospargerlo di una buona alice, e berci dietro un bicchiere di Verdicchio dei castelli di Jesi come quello di San Lorenzo, il Vigna delle Oche ma in versione base. E giovine.
Per il pane va bene una cosa rustica, fatta con la biga e 24 ore di lievitazione: magari con una bella farina con un 10% di cruschello e macinata grossa. Il burro usa il migliore che trovi: se hai fortuna una burro di malga, se abiti a Borzano basta il burro Occelli, o quello cremoso del caseifizio vicino casa.
Le alici? Chiedi al più prezioso dei negozi di pesce conservato, armati di pazienza e pulisci bene le alici di testa e visceri, dopo aver ben dissalato. Apri i pescetti sulla pancia e adagiali sul pane leggerissimamente tostato (prima del burrismo) in padella.
Disfrute.
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