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Nel Salone d’Onore del Museo Bagatti Valsecchi, a Milano, i Tea Talks trasformano l’ora del tè in un appuntamento culturale: dieci incontri alle 18
tra arte, conversazione e pasticceria, nel solco della tradizione dei salotti aristocratici e borghesi lombardi
A Milano l’ora del tè ha una lunga storia. Nei salotti aristocratici e dell’alta borghesia di fine Ottocento era il momento in cui si riceveva, si discuteva di arte, si commentavano viaggi e mostre, si costruivano relazioni culturali. Il Museo Bagatti Valsecchi riparte da questa consuetudine con i Tea Talks, un ciclo di dieci incontri che riporta la conversazione dentro uno spazio nato come casa prima ancora che come museo.
La dimora di via Gesù, voluta dai baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, è essa stessa un manifesto di stile: ambienti rinascimentali ricostruiti con rigore filologico, collezioni pensate per essere vissute, non solo esposte. Entrare nel Salone d’Onore significa attraversare un’idea di cultura che passa dall’abitare. Nei Tea Talks questa eredità si traduce in un format essenziale: un relatore, un tema, un pubblico raccolto, una tazza di tè servita con i pasticcini.
L’orario è parte integrante dell’esperienza. Le 18 segnano una soglia tra il lavoro e la sera, un tempo intermedio che invita a fermarsi. La luce che filtra dalle finestre, il suono discreto delle porcellane, la conversazione che prende il ritmo: tutto contribuisce a creare un’atmosfera che ricorda i salotti milanesi di un tempo. Il pubblico interviene, commenta, si riconosce in una dimensione in cui l’arte si condivide.
Il calendario si sviluppa da febbraio a dicembre e attraversa il Futurismo, la fotografia, la cultura visiva del Novecento. Il 18 febbraio si apre con L’esperienza di Depero a New York nel 1948, incontro che mette in dialogo l’avanguardia italiana con la scena americana del secondo dopoguerra. Nei mesi successivi si parla di archivi, collezioni, itinerari nella Milano del primo Novecento, fino ad arrivare alla cucina futurista e al Manifesto che voleva trasformare la tavola in laboratorio creativo. Un passaggio che rende evidente quanto arte e cibo abbiano condiviso, nel tempo, lo stesso desiderio di sperimentazione.
Il tè accompagna questi temi senza sovrastarli. Diventa il filo che unisce ascolto e convivialità. In una città che concentra gran parte dell’offerta culturale nelle ore serali, i Tea Talks scelgono un orario di passaggio, che invita a fermarsi prima di rientrare in casa e restituisce all’incontro una dimensione più domestica.
Interessante è anche l’elemento generazionale che caratterizza questi incontri: studenti, professionisti e habitué del museo condividono lo stesso spazio senza gerarchie nè divisioni. La conversazione non resta confinata tra addetti ai lavori, ma si allarga con naturalezza, mescolando competenze e curiosità.
Nel centro di Milano, tra boutique e uffici, per un’ora si crea una scena diversa: persone sedute l’una accanto all’altra che discutono di arte davanti a una tazza di tè. Un’immagine semplice, quasi familiare, che restituisce alla città un modo diverso di abitare i suoi spazi culturali.