Scoprite la nostra raccolta di ricette vegetariane buonissime: primi ma anche secondi, contorni e antipasti con verdure fresche e saporite, tante ricette...
L’avete mai provata? Un ingrediente poco conosciuto che porta la mela nel mondo delle farine. Quando si parla di farine, il pensiero va quasi sempre ai cereali. Quella di cui vi parliamo invece è la farina di mela, che sposta lo sguardo altrove: su un frutto familiare, coltivato da secoli, che oggi prova a entrare in cucina in una forma nuova, ancora tutta da esplorare.
Si tratta di un ingrediente inedito, soprattutto nelle preparazioni da forno di uso quotidiano. Un’idea che incuriosisce, ma che solleva anche domande concrete: come si utilizza una farina ottenuta dalla mela? In quali impasti può trovare spazio? E con quali risultati, sul piano della struttura e del gusto?
Nel caso di nuvela, la farina di mela sviluppata da VOG Products, l’azienda dichiara un processo produttivo che seleziona le parti più nutrienti del frutto, eliminando semi e peduncoli, per ottenere una polvere priva di glutine.
Secondo quanto riportato, il prodotto è caratterizzato da un elevato contenuto di fibre – circa il 60% – oltre alla presenza di vitamine, minerali e composti antiossidanti naturalmente contenuti nella mela.
Sempre secondo le dichiarazioni dell’azienda, queste caratteristiche contribuirebbero al senso di sazietà e al benessere intestinale e permetterebbero, grazie agli zuccheri naturalmente presenti nel frutto, di ridurre l’aggiunta di zuccheri raffinati nelle ricette. Indicazioni interessanti, che saremmo curiosi di verificare sul piano pratico: per ora non sappiamo come questa farina si comporti negli impasti né in quali proporzioni debba essere utilizzata.
Guardare alla mela in questa chiave non è una novità assoluta: da tempo, anche la ricerca scientifica si interroga su come trasformare frutta e scarti alimentari in risorse per la panificazione.
Un esempio significativo arriva proprio dal territorio di origine delle mele più blasonate: il Trentino - Alto Adige e l’Università di Bolzano. Qui un gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Raffaella Di Cagno ha lavorato, qualche anno fa, su farine ottenute da residui di mela fermentati, integrati in impasti a lievitazione naturale. L’obiettivo era sperimentare come gli scarti alimentari potessero diventare risorse, migliorando contenuto di fibre, conservabilità e profilo aromatico del pane.
Nel caso della ricerca universitaria, la fermentazione e l’uso combinato con farine tradizionali erano centrali; qui siamo invece davanti a una farina di mela come prodotto a sé, ottenuta tramite un processo industriale brevettato che seleziona le parti più nutrienti del frutto.Insomma, la farina di mela sembra un ingrediente promettente che chiede di essere provato.
Il territorio di origine, il Trentino-Alto Adige, è un ottimo punto di partenza in termini di qualità della materia prima e attenzione alla sostenibilità. Ora attendiamo maggiori dettagli e risposte alle domande tecniche che un ingrediente nuovo porta sempre con sé.