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Coronavirus, le 10 bufale sul cibo, dall'aglio alla birra Corona

Data pubblicazione 03.03.2020
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Il panico da Coronavirus, ribattezzato Covid-19, si sparge per il mondo. E a una velocità molto maggiore si diffondono le notizie, vere e soprattutto false. Fake news virali che hanno contagiato internet.

Molte voci infondate riguardano proprio il mondo del cibo. Dalle cure alle cause del Coronavirus: tanto che in certi casi si è scomodata addirittura l’Organizzazione Mondiale della Sanità per smentire e precisare.  

Ecco le 10 fake news più clamorose che legano Coronavirus e mondo del food.



1. Mangiare aglio

Si è diffusa la voce che mangiare aglio, un noto cibo disinfettante, fosse una misura preventiva per il Coronavirus. Ovviamente non è vero, lo ha precisato l’Oms, pur sottolineando che è un cibo salutare e con proprietà antimicrobiche. L’unica efficacia dell’aglio è quella che abbiamo raccontato nella lista dei meme a tema cibo: se lo mangiate la gente vi starà lontana e così correte meno rischi che vi passi qualcosa.

2. Cospargersi di olio di sesamo

Altra voce incontrollata: strofinarsi con l’olio di sesamo, soprattutto vicino agli ingressi delle vie respiratorie, bloccherebbe il virus all’entrata. Ora, non mettiamo in dubbio il buon aroma dell’olio di sesamo, ma quello olfattivo sarebbe l’unico beneficio: non si capisce il principio con cui agirebbe l’estratto di quei semi. L'Oms ha spiegato che ci sono dei disinfettanti chimici con cui si possono sanificare le superfici (etanolo, amuchina, cloroformio, ad esempio), ma che non è proprio il caso di metterseli sulla pelle o sotto al naso.



3. Usare olio di origano

Per motivi altrettanto incomprensibili, qualcuno ha incominciato a decantare le proprietà dell’olio di origano. Che molti di noi fino a oggi non sapevano neanche esistesse. No, l’olio di origano non cura né previene l’infezione da covid-19.


4. Le false ricette dell’amuchina fai da te

I prezzi dell’amuchina sono schizzati alle stelle dopo che le bottiglie di disinfettante si sono esaurite nei supermercati e la gente ha cominciato a cercarle online. Hanno iniziato a girare anche notizie su metodi fai da te e sostanze equivalenti. Ricette sballate e pericolosissime. Tanto che l’Oms, ancora una volta, è intervenuta non solo a spiegare come si lavano correttamente le mani con acqua e sapone, ma anche per fornire la vera ricetta per farsi l’amuchina in casa: 8,3 litri di alcol etilico al 96%, 420 ml di acqua ossigenata al 3% e 145 ml di glicerolo al 98%, portando poi la soluzione risultante al volume di 10 litri con acqua sterile.

5. I ristoranti cinesi

Nelle settimane scorse, quando il virus sembrava ancora confinato in Cina, il razzismo e la stupidità hanno iniziato a prendere di mira i cinesi e gli orientali in generale che si trovano in Italia. Non sono mancate le aggressioni violente, ma l’effetto più visibile è stato lo svuotamento dei ristoranti cinesi. Assolutamente ingiustificato, dato che i focolai di infezione in Cina sono stati blindati, e quindi non c’è da temere dalle persone. E con le forniture di alimenti che eventualmente arrivano dall’Asia? Impossibile che ci sia un rischio, perché i virus fuori dall’organismo ospite dopo un po’ muoiono.

6. L’assalto ai supermercati

Nei giorni peggiori c’è stata la sensazione che tutti o quasi avessero preso d’assalto i supermercati per fare scorte prima di blindarsi in casa. Ma è successo davvero? Più probabile siano stati due o tre casi isolati. In questo i media hanno avuto grosse responsabilità, perché le foto degli scaffali vuoti che rimbalzavano da un sito all’altro erano sempre le stesse; mentre le testimonianze dirette dei consumatori raccontavano di rari posti in cui mancavano merci, posti comunque rapidamente riforniti. E comunque, quando tutto manca si possono sempre fare scorte di penne lisce e farfalle. E imparare a cucinarle.

7. Bar chiusi alle 18 a Milano

A volte nella trappola e nella confusione cadono le stesse autorità: l’emergenza è nuova. Non è una fake news vera e propria quindi, ma un provvedimento preso a Milano nei giorni scorsi: bar aperti, ma solo fino alle 18. Come se il virus si attivasse solo di notte, o preferisse i frequentatori della movida. Proteste degli esercenti e considerazioni a mente fredda (anche su un’economia che stava per andare a rotoli) hanno portato a cambiare l’ordinanza: ora si può tener aperto dopo le sei di sera, ma servendo solo ai tavoli, per evitare l’affollamento al banco.

8. Gli animali domestici

Okay, è vero che il contagio da Coronavirus è nato con il salto di specie, da animale a uomo: un salto probabilmente doppio, da pipistrello a serpente e da serpente a homo sapiens. Però parliamo di animali selvatici catturati e mangiati in Cina. I nostri poveri cani e gatti domestici non c’entrano niente: lo hanno dovuto ribadire le associazioni animaliste citando le dicghìhirazioni dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani e il Ministero della Salute. “Gli animali da compagnia non diffondono il Coronavirus”, non trovate scuse assurde per abbandonarli.

9. Gli asciugatori disinfettano

Nei luoghi pubblici, e soprattutto nei ristoranti, sono ormai diffusissimi i getti di aria calda per asciugare le mani, in luogo delle tovagliette di carta. È aria calda ma non così tanto da uccidere ogni forma di vita sulle nostre mani (altrimenti ucciderebbe anche noi). Perciò quando andiamo a magiare fuori - e andiamoci - stiamo attenti soprattutto a lavare bene le mani. Perché l’asciugatore a getto d’aria potrebbe addirittura diffondere nell’ambiente i germi, se le mani non sono ben pulite.

10. La birra Corona

Questa fake news la lasciamo per ultima perché è davvero surreale che qualcuno l’abbia presa sul serio. All’inizio sembravano solo meme e battutacce, sull’omonimia tra la famosa birra messicana e la categoria cui appartiene il nuovo virus (i Coronavirus sono infatti un ampio gruppo). Ma qualcuno in America non dev’essere troppo sveglio, perché a un certo punto su Google hanno iniziato a essere frequenti le ricerche con la chiave “corona beer virus”. Secondo YouGov, il sito che rileva le preferenze dei consumatori americani, il punteggio della Corona è rapidamente sceso. Un brutto colpo per il marchio, al terzo posto in Usa dopo Guinness e Heineken, che infatti è stato costretto a un’imbarazzante comunicato in cui si ribadisce l’ovvio: la birra Corona non c’entra niente con il Coronavirus. Ma si sa, l’economia è il campo in cui le profezie si autoavverano: la realtà è meno importante della percezione, per cui nella settimana scorsa la società ha perso l’8% in borsa.



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