OK

La storia triste delle penne lisce ai tempi del Coronavirus. 6 cose da sapere su un formato di pasta discriminato che noi invece amiamo!

Data pubblicazione 25.02.2020
VOTO MEDIO
#
#
#
#
#

È nato l'hashtag #iostoconlepennelisce. Lo ha lanciato Anna Maria Pellegrino, presidente dell'Associazione Italiana Food Blogger.

E voi, cosa avete contro le penne lisce? A guardare gli scaffali di alcuni supermercati milanesi, presi d'assalto durante il weekend del 22-23 febbraio in pieno panico da Coronavirus, si direbbe che questo formato di pasta non è amato. Secondo noi, ingiustamente discriminato.

Ecco 6 cose da sapere sulle penne lisce, dalla loro storia alle ricette per valorizzarle al meglio. Perché nessuno può mettere le penne lisce in un angolo (di uno scaffale).

CONDIVIDI
#

Giustificato o meno che sia l’allarmismo, a volte anche gli eventi più tragici hanno dei risvolti comici: un utente di twitter ha pubblicato sul social la solita foto degli scaffali vuoti, in cui però campeggiava intonso un formato di pasta: le penne lisce.

Commenta l’autore, che scrive con l’account @diodeglizilla: "Il grande sconfitto da questo virus sono le penne lisce che agli italiani fanno cag*** pure quando sono presi dal panico e si preparano all’apocalisse".

  • 1. La diatriba tra le penne lisce e le penne rigate

    Sui social tutti danno addosso alle penne lisce, e incredibilmente anche alle farfalle, ma qualche tempo fa invece c’era stato chi chiedeva a un noto marchio di pasta: “Le penne lisce sono nettamente superiori, com’è che le fate solo voi?”. Quella tra penne lisce e penne rigate sembra essere quindi, più che una questione di gusti, un fatto di appartenenza, una filosofia di vita che divide in due il mondo: come tra chi ama la bistecca al sangue e chi ben cotta, o tra chi adora le patatine fritte affettate sottili e chi le concepisce solo a bastoncini. 

  • 2. Breve storia della pasta

    Quale origine hanno le preferenze in fatto di pasta? Innanzitutto dall’enorme varietà e specializzazione dei formati: grandi e piccoli, lunghi e corti, per bambini e a cottura lentissima, semplici e barocchi. Pensare che in origine la pasta era un impasto di acqua e farina che veniva steso, ammaccato - da cui “maccheroni” - in lunghe sfoglie che poi erano cotte al forno, per molto tempo. Una prima svolta si ebbe con la cottura in acqua bollente, che portò alla creazione di formati più maneggevoli. La seconda cosa fondamentale fu l’essiccazione, cioè il procedimento che porta la pasta a diffondersi in modo così ampio com’è oggi.

  • 3. Nascita delle penne

    Con la pasta secca si possono creare forme prima impensabili: come evoluzione dei fusilli, da una sfoglia avvolta attorno a un tubo, nascono innanzitutto gli ziti. Sono dei maccheroni lunghi, lisci fuori e con un grosso buco in mezzo. Le penne sono una ulteriore filiazione: tagliate corte, e con una inclinazione che le fa appunto somigliare a strumenti per la scrittura, sono state inventate in un pastificio di Genova nel 1865. Fu allora che Giovanni Battista Capurro brevettò un macchinario per eseguire questo taglio insolito, e quindi una volta tanto possiamo datare e attribuire con certezza l’origine di un cibo.   

  • 4. Il problema del sugo

    Le penne però erano lisce: fu dopo che la tecnologia permise di creare i formati rigati; non solo penne ma anche mezze maniche e conchiglioni. Il punto è che, dicono i detrattori delle penne lisce, quel tipo di superficie non trattiene il sugo. È vero? Sì e no. Innanzitutto molto dipende dalla pasta: se è fatta a regola d’arte, anche i formati lisci hanno un certo grado di porosità che dopo la cottura tende ad assorbire il condimento. E poi una naturale, anche se invisibile rugosità che trattiene il sugo. Il trucco? Bisogna scegliere paste di buona qualità, e saperle cucinare senza farle andare troppo avanti di cottura.

  • 5. Gli ziti, gli antenati delle penne lisce

    Tornando un attimo agli ziti, che sono poi l’antenato delle penne, notiamo che sono il tipico formato di pasta usato a Napoli per il famoso ragù domenicale: quello di sabato, domenica e lunedì, che ci mette un giorno per cuocere e due per essere mangiato. Un sugo densissimo, che sta in piedi da solo, e quindi ha meno problemi a legarsi con la pasta. Non è un caso che i formati lisci siano spesso accoppiati a sughi di cottura lunga e di risultato cremoso, tipici del sud: i paccheri alla genovese, per esempio.

  • 6. Le ricette più adatte e buone

    Allora, in definitiva: il pregiudizio ormai diffuso contro la pasta liscia è giustificato? O forse dipende dal fatto che non sappiamo abbinare il sugo? Prendiamo la pasta al forno (ecco la nostra versione con gli ziti, anche in versione rinforzata di nonna Giovina): secondo alcuni le penne rigate sarebbero addirittura peggiori perché assorbono troppo e tendono a seccare lo sformato. Al contrario, con condimenti leggeri come in questa pasta allo zafferano, le penne lisce trattengono il condimento, soprattutto se adeguatamente cucinate con una risottatura. Infine, le penne lisce sono perfette per un tipo di ricetta dove il sugo semplicemente non esiste! Parliamo della pasta fredda, o insalata di pasta, dove le penne sono solo uno dei tanti elementi.  

COMMENTA

LEGGI ANCHE

Leggi tutto
#