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Con il metodo Tabata Noemi è dimagrita e si sente in forma, vi spieghiamo cos’è

Data pubblicazione 06.03.2021
VOTO MEDIO
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Inventati in Giappone negli anni ‘90, questi esercizi ad altissima intensità hanno aiutato la cantante a rimettersi in forma, perché “non mi sentivo più io”. Ma potrebbero non essere adatti a tutti.

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Durante il lockdown c’è chi si è lasciato andare, chi si è trascurato, chi si è perso fra pigrizia, lunghe sessioni di inattività sul divano, streaming compulsivo e attività fisica ridotta al minimo. Noemi no: è proprio durante la prima fase del contagio da coronavirus in Italia, a cavallo fra primavera ed estate 2020, che la cantante, fra i protagonisti dell’ultimo Festival di Sanremo, ha trovato la forza non solo di cambiare e non lasciarsi andare, ma pure di migliorare, come ha raccontato lei stessa a Vanity Fair.

E come abbiamo notato tutti una volta che è comparsa sul palco dell’Ariston, accompagnata da un coro di “eh, ma com’è cambiata” e “accidenti, come sta bene”, insieme con  gli immancabili “ma come avrà fatto?” e “ma perché l’ha fatto?”. Quello che è successo è che alla soglia dei suoi 40 anni Noemi è sensibilmente e visibilmente dimagrita, che è una parola che ormai si usa sempre meno, perché sembra che non vada bene usarla, e che invece qui usiamo non solo perché descrive bene quello che è accaduto, ma pure perché è stata la stessa cantante romana a ribadire via Instagram quanto sia importante smetterla di farsi imporre dagli altri quello che si può fare e non fare e dire e non dire.

Questioni semantiche a parte, resta la domanda: come ha fatto Noemi a cambiare così e in così poco tempo, fra l’altro in un periodo in cui molti di noi sono cambiati, ma nella direzione opposta? Come ha fatto a rimettersi in forma in un momento storico in cui moltissimi hanno rischiato di andare fuori forma? Che è un po’ la domanda che più o meno un anno fa ci facemmo a proposito di Adele e la dieta Sirt: per la collega inglese il “segreto” era una dieta, ma per Noemi no. Non solo, almeno.



Come ha fatto Noemi, il metodo Tabata
È stata la stessa cantante a spiegare tutto, lasciando indizi su Instagram a partire dallo scorso giugno: prima una foto in bikini, poi un’altra con un outfit perfetto per l’allenamento, poi un’altra ancora in piscina e così via. Con i fan che stentavano a riconoscerla e le chiedevano che cosa fosse successo e come avesse fatto a farlo succedere. Esattamente come per Adele, insomma.

Con la differenza che Noemi è stata più prodiga di dettagli: “Giuro che sono io, ho seguito il metodo Tabata”, ha spiegato a un follower con un po’ di ironia. Una risposta che ha ovviamente generato un’altra domanda: che cos’è il metodo Tabata? È un insieme di esercizi che fanno parte della famiglia degli Hiit, cioè High intensity Interval training, noti anche come Guerrilla Cardio. Il nome Tabata viene da quello del professore giapponese che li avrebbe ideati negli anni Novanta e sono esercizi ad alta e altissima intensità che durano 20-30 secondi ciascuno (squat, flessioni, salti, jumping jack e così via), da ripetere in serie intervallati da pause della medesima durata. Una sessione di Tabata dura pochissimo, anche solo 4-5 minuti, ma è in grado di aumentare tantissimo la frequenza cardiaca e anche sottoporre il corpo a una grande fatica. Facedogli “bruciare” molto, dunque.

Abbastanza da spiegare i risultati ottenuti da Noemi? Ovviamente no: così come il regime alimentare “giusto” non basta per avere un fisico sano e in forma, allo stesso modo non è sufficiente praticare quotidianamente attività fisica e basta. È la combinazione dei due fattori che funziona: nessuna dieta sarà mai efficace, se passi 15-18 ore al giorno sul divano a guardare Netflix e anche nessun tipo di esercizio ti salverà se ti nutri solo di cibo industriale e ultratrasformato.

Perché l’ha fatto Noemi e perché (forse) non va bene per tutti
Su quest’ultimo aspetto, per quanto riguarda Noemi, non ci sono conferme ufficiali, ed è meglio così. È probabile che abbia seguito una dieta piuttosto ipocalorica (intorno alle 1200/1500 calorie al giorno), magari non tutti i giorni della settimana, come lei stessa ha fatto capire sui social network parlando di “tenersi in forma in settimana per stare rilassati nel weekend”. Ma non ha molta importanza: come sul Cucchiaio abbiamo spiegato spesso, la scelta di un regime alimentare piuttosto che un altro non può essere fatta e non va fatta sulla base delle esperienze di qualcun altro. Anche perché le calorie quotidiane che vanno bene per Noemi o per Adele potrebbero non andare bene per un’altra persona e allo stesso modo il metodo Tabata potrebbe essere “troppo” per qualcuno. Quindi, sì: è sempre meglio sentire il parere di un medico, di una nutrizionista e di un personal trainer, che possano aiutare a prendere le decisioni giuste a seconda del tipo di persona che si è e del fisico che si ha.

Che poi è quello che scrivemmo parlando del fenomeno del digiuno intermittente, che tendenzialmente può essere fatto da tutti, è adatto più o meno a tutti e va bene più o meno per tutti, ma che per essere praticato in sicurezza va incominciato sotto controllo medico.



Quello che possiamo decidere in autonomia è se lo vogliamo fare, se vogliamo cambiare e perché. Per quali ragioni. Quelle di Noemi le ha spiegate lei stessa, sui giornali ma pure attraverso Instagram, raccontando fra l’altro che le era capitato di “perdermi e non riconoscermi più” e che ha dovuto “faticare e tagliare i fili col passato, per trovare una nuova me” e anche che a un certo punto ha deciso di non ascoltare più le critiche di quelli che “sei sei burrosa devi dimagrire e se sei scheletrica devi fortificarti”, perché “vai bene solo se vai bene a te”. Insomma quello che ha fatto l’ha fatto per sé: è dimagrita (sì, si può dire) perché “in quell’altro corpo non mi sentivo più io”.

E mai come in questo periodo è importante stare bene e sentirsi bene con se stessi, cioè con la persona con cui passiamo più tempo: magari seguendo l’esempio di Noemi ne usciremo davvero migliori. E non è (solo) una questione di aspetto fisico, ma soprattutto di impostazione mentale.





di Emanuele Capone

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