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Belgio | Diario minimo di un viaggio breve

Data pubblicazione 10.01.2013
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A dire Belgio, facile di scorgere qualche sorrisino trattenuto: i Francesi ne sprecano di battute, come piovesse. E sulle loro qualità di guida, da non credere. Eppure il Belgio è luogo centrale per la storia europea, passata e presente: Bruxelles "capitale" d'Europa.

Paese piccolo, quasi da girare in bici; piatto: la "cima Coppi" del Belgio è un rialzo di 694 metri; popolato da più di 10 milioni di abitanti; e pure tanto complicato. Annichilisce il repentino passaggio dal francese parlato di Bruxelles al Fiammingo, surrogato da un diffuso uso dell'inglese, a soli 30km di distanza, verso Gent. E non azzardarti a un qualche Bonjour, che facilmente fingeranno di non capirti.

Dunque con molti motivi per andare. Lo giri facile, puoi accontentare l'anima artistica con i molti musei e con la formidabile architettura medievale, quella contemporanea con i fumetti, quella gastronomica con le patate fritte (!) e l'enorme, unica tradizione brassicola. Birra e birre, ovunque, e di gran pregio.

E poi i Belgesi - definizione acchiappante del mio compagno di viaggio piccolo - mangiano in continuazione: e siccome non hanno una ampia e consolidata tradizione si appoggiano senza pregiudizio a tutte le gastronomie del mondo. Non avrai difficoltà a trovare cinesi Dim Sum filologici, giapponesi nient'affatto occidentalizzati, italiani tricolori, thai, etiopi, congolesi.

E mangiano per strada: ovunque i colossali rimorchi "gonfiabili" che diventano veri e propri ristoranti all'aperto, mostruose friggitorie, smisurati braceri pieni di bratwurst, crauti, cipolla, polpette, cose poliformi e non identificabili. E dolciumi: gaufre a waffel sono più fitti dei semafori, ai quali - al contrario dei cugini francesi - sono ancora assai affezionati.

E la cioccolateria, da svenimento.

La gastronomia vera: nei ristoranti, una tradizione classica francese burristica, supportata da gran tecnica e un po' di routine imbalsamata qua e là, oppure la brasserie con piatti dalle porzioni alluvionali, salse dai colori fumosi, e ancora fritti. Ma ne parleremo meglio. Nutrirsi può costare pochissimo e moltissimo. Due cose che ubiquamente costano in modo immorale: l'acqua, che non puoi avere in caraffe e vien via tra i 3 e i 7 pleuri per 750cl (costa meno la birra); e i parcheggi, in media 2 euri e dispari. Per ora.

Ecco un tour minimo, dimenticando la decentrata Liegi (e senza alcuna pretesa di una seppur vaga completezza).

Bruxelles. La Grand Place, il Centro del Fumetto, la Brasserie Cantillon, l'Atomium.

Gent. Il Grote e il Vrijmarkt, l'Annunciazione di Van Eyck, il Patershol

Brugge. Il GroteMarkt, il Belfort, i canali, i canali, i canali.

OOstende. Il mare del nord triste e solitario, il Vallo Atlantico, il vento che scalpa.

Antwerpen. Il Grotemarkt, le stradine del centro, le strade commerciali, la Stazione.

Non dimenticare l'impermeabile.

 

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