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Appunti Dilùce | Laltratene, την άλλη Αθήνα

Data pubblicazione 05.08.2011
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C'è tutta la faccenda di Pericle, e l'armamentario della memoria che si porta dietro i peripatetici, i presocratici e quelle cose che si dicono quando ci vuol dare un tono di aver fatto gli studi classici. Poi c'è l'oggi, fatto di serrande abbassate.

C'è le torme di turisti giapponesi, o comunquemente orientali, che mangiano cucchiaiate di salsa τζατζίκι e si sorridono facendo sì con la testa, e gli italiani che si mangia meglio a casa, e quelli che invece leggono le poche iscrizioni sui propilei, ostentando conoscenze.

C'è i mercatini della Plaka, c'è la decadenza della Plaka che muore ogni giorno di una morte versicolore, chiassosa e ruminante di articoli cinesi, bancarelle di bric-a-brac e carriolini di mais abbrustolito. E la metropolitana postolimpica la penetra fino al cuore.

E restano le diecine, le centinaia di serrande abbassate, di stabili in vendita e di negozi da affittare, alcuni ancora con le suppellettili al loro posto come come le case degli abitanti di Pompei.

E Atene viva e canta e balla notte, incurante dell'enorme iceberg che si avvicina. Più perchè non lo teme, che perchè non lo vede: sarà solo un altro del milione di terremoti.

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