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DOCG Franciacorta Extra Brut - Cola Battista

Data pubblicazione 01.07.2014
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VOTO MEDIO
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DI FRANCO ZILIANI
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Circola una strana “leggenda metropolitana” nel mondo del vino, o meglio tra eno-appassionati un po’ snob, la “favola” secondo la quale la zona vinicola bresciana della Franciacorta, che in una sola cinquantina d’anni si è conquistata uno spazio di rilievo nell’ambito del metodo classico italiano, sia dominata da “industriali del vino”, da “tondinari” e imprenditori vari che sono giunti al vino da destinazioni diverse e applicano alla produzione vinicola logiche industriali.



E’ innegabile che nella storia dello sviluppo e della fortuna della Franciacorta la presenza di figure imprenditoriali è stata importante e ha guidato anche la componente puramente agricola e contadina, ma basta anche solo analizzare chi siano le circa 110 aziende produttrici per verificare come accanto a poche grandi aziende siano in stragrande maggioranza aziende di dimensioni medio piccole. E che se il consumatore con la “puzzetta sotto il naso” vuole evitare, per partito preso, anche se sono buoni, i vini di aziende più grandi, può tranquillamente sbizzarrirsi a scegliere vini di aziende che in Francia definirebbero “récoltant manipulants”, animate da piccoli vignaioli che controllano pochi ettari di proprietà e tutte le fasi di produzione, dal vigneto alla commercializzazione.



Una Franciacorta da vignerons, estranea a qualsiasi filosofia e logica “industriale”, di cui fa sicuramente parte una piccola azienda di Adro con quasi trent’anni di storia (è nata difatti nel 1985) come Battista Cola. Dieci ettari di vigneto, in gran parte rifatti negli ultimi 15 anni, situati sulle pendici del Monte Alto in territorio di Adro e quindi nel comune di Cortefranca, la consulenza di un saggio enologo come Alberto Musatti e accanto all’esperienza del padre Battista l’entusiasmo e la voglia di fare ancora meglio del figlio Stefano, esponente di quella generazione di giovani che lavorano per ottenere Franciacorta fortemente caratterizzati e lontani da ogni idea di standardizzazione.



Una produzione contenuta in 60-70 mila bottiglie di cui 40 mila o poco più di Franciacorta, il resto appannaggio di vini fermi Curtefranca bianco e rosso, e una gamma di metodo classico che comprende Brut, Satèn, Rosé, Brut millesimato, Non dosato millesimato, ed Extra Brut, dosato a 4 grammi litro. Proprio questo ho recentemente assaggiato, con sboccatura 2013, cuvée formata per l’80% da Chardonnay completata da un 10% sia di Pinot nero che di Pinot bianco, la scelta di non presentarlo come millesimato e di produrne non più di diecimila bottiglie.



Un gran bell’esempio di Extra Brut, godibile, da gustare sia come aperitivo, sia a tutto pasto con piatti sia a base di pesce e di carni bianche, colore paglierino pallido vagamente ramato, perlage sottile e continuo e naso molto secco, incisivo, minerale, con una nitida vena salata, accenni di nocciola e mandorla fresche, sfumature di pompelmo e pesca noce, di pane tostato, di buona definizione e freschezza. Attacco in bocca vivo diritto, ben secco e deciso, di notevole energia, si allarga bene sul palato con un affondo dinamico e verticale. La bolla mostra bella croccantezza, ed il gusto, molto salato e minerale sul finale, mostra lunga persistenza e grande piacevolezza.



Saranno soddisfatti di questo Extra Brut gli eterni incontentabili e quelli che in Franciacorta vedono “industriali del vino” in ogni angolo?

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