Dunque siamo qui a raccontare del Vinitaly digitale, ne venti-dodici, che vuoi che sia. Eppure nei giorni di lunedì e martedì che nella carica dei 101 (mila) della manifestazione veronese è stato impossibile svolgere un lavoro anche vagamente paragonabile ad un livello di sufficienza.
Due aspetti che nella loro sostanza sono di una banalità disarmante si sono fatti disastro: verrebbe di indagarne le responsabilità se la parola responsabilità nel nostro tempo nel nostro paese non fosse stata destituita di significato in modo ormai clamoroso.
La prima: la connettività. Armato di due banali strumenti - il Mac e l'Iphone - avevo in mente di scattare-raccontare-descrivere i miei incontri in diretta, ma già all'alba delle 1000 di lunedì avevo abbandonato l'impresa. Non solo era impossibile connettersi, ma era addirittura impossibile chiamare via telefono. Non so se gli organizzatori pensano che nel venti-dodici si lavori ancora con le agende a mano, ma la norma degli appuntamenti è ormai "Sono là poi ci sentiamo" tanto è comodo invalso e pratico chiamare l'interlocutore e geolocalizzarlo in tempo reale. Era la fiera del
just-in-time, si è fatta la fiera del sacramento con dieci persone attorno, in media, che guardavano torve il messaggio sul display: chiamata non riuscita. Ne ha detto bene il solito puntuto
Giampiero Nadali, che attribuisce alla connettività digitale una valenza pari all'aria condizionata, all'elettricità, ai servizi igienici. Non dovrebbe essere questo gran sforzo prevedere un anno per l'altro la proiezione esponenziale di domanda di connettività mobile. E invece,
hic sunt leones.
La seconda: il parcheggio. Una meraviglia, l'immenso spazio dell'ex-mercato, proprio di fronte all'ingresso Cangrande. Immenso ma mai sufficiente, e questo è comprensibile: la domanda di posti auto in queste occasioni è sintomaticamente superiore alle disponibilità che qualsiasi programmazione possa ipotizzare, e non me ne dolgo. La cosa idiota, dal punto di vista organizzativo, è il sistema di pagamento manuale all'uscita, per di più concentrato a lungo su di una sola uscita. Poi sotto la spinta di clackson a bandiera, e anche qualche animo un po' surriscaldato, la seconda uscita a lenire l'attesa. In sintesi, per uscire dal parcheggio un'ora e cinquanta minuti del mio tempo, che vorrei addebitare al genio che non ha previsto un sistema di pagamento adeguato. E non che ci voglia un Alessandro Volta eh.