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Uova contaminate dal fipronil: cosa c’è da sapere

Data pubblicazione 25.08.2017
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Il caso delle uova contaminate dal fipronil è iniziato lo scorso 22 luglio, quando l’Autorità olandese per la sicurezza alimentare (NVWA) ha lanciato una serie di comunicati nei quali si denunciava la presenza di questo insetticida, con il blocco di 180 aziende produttrici: un allarme che poi si è esteso anche in Belgio e che ha avuto come conseguenza il ritiro di milioni di uova.

A oggi, sono 15 i Paesi coinvolti, tra cui l’Italia: nel nostro Paese, infatti, i Nas hanno preso lo stesso provvedimento quando nel corso del mese di agosto sono stati scoperti residui di fipronil in due allevamenti di galline nelle Marche e nel Lazio e in due aziende in Campania. Gli ultimi sequestri in ordine cronologico risalgono al 23 agosto, con la notizia del sequestro da parte dei carabinieri di migliaia di uova nelle province di Viterbo e Ancona. In più, a Milano, è stata prelevata anche una partita di omelette surgelate realizzate con derivati che contenevano tracce della sostanza. Così come in Francia la presenza del fipronil è stata rilevata in un lotto di patate e in quattro varietà di pasta realizzati con uova che provenivano dal Belgio.

Che cos’è il fipronil? Il fipronil è un insetticida che viene utilizzato soprattutto contro acari, pulci e parassiti in genere. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è considerato “moderatamente tossico” per gli esseri umani e proprio per questo vietato negli allevamenti, in quanto non dovrebbe entrare in contatto con quegli animali destinati alla catena alimentare (come in questo caso le galline).


Quali sono i rischi per l’uomo? Nel caso delle uova contaminate, perché gli effetti della sua tossicità si manifestino sotto forma di problemi ai reni, al fegato o alla tiroide, bisognerebbe però assumerne in quantità molto consistenti, molto lontane dall’abituale consumo di uova giornaliero di una persona: ad esempio, come riporta Wired, anche assumendo 10 uova al giorno, non c’è rischio di effetti nocivi sull’organismo. A oggi, non è stato segnalato nessun caso di intossicamento. Secondo il biologo Luciano Oscar Atzori, esperto in sicurezza alimentare e interpellato da Rainews, se vi è un consumo continuativo di prodotti contenenti l’insetticida – come dolci, creme, maionese – si potrebbero registrare effetti collaterali legati al sistema nervoso, quindi tremolio, sonnolenza, anche con alcuni giorni di distanza dall’assunzione. Più esposti sono i soggetti deboli, come bambini o anziani, ma sono effetti reversibili. Atzori, oltretutto, ricorda che il fipronil, essendo un antiparassitario, si trova anche nei prodotti antipulci e anti zecche che diamo ai nostri animali domestici, come cani e gatti: “li accarezziamo, stiamo accanto a loro e non ci succede niente”.

Quali misure sono state prese in Italia? Essendo il fipronil una sostanza vietata in quegli animali che servono al consumo umano, la sua presenza nelle uova è in ogni caso illegale: per questo la Coldiretti e Assoavi – l’associazione che rappresenta i produttori di uova italiani – hanno istituito controlli a tappeto in tutte le aziende e, per consentire al consumatore un prodotto sano e salutare, l’arrivo di una certificazione fipronil free. A spiegare la procedura è Stefano Gagliardi, direttore generale di Assoavi, all’ANSA: “Il campionamento consiste nel prelievo di un numero significativo di uova, secondo le metodiche utilizzate dai laboratori e dal numero di capi presenti in azienda per ogni capannone di produzione. Cessato il periodo di emergenza il campionamento e controllo in questione verrà inserito nei piani di autocontrollo aziendali già operativi ogni 15 settimane come da normativa vigente".

Cosa può fare il consumatore? In conclusione, non bisogna creare allarmismi da un punto di vista della salute, perché come sostengono numerosi esperti non c’è un vero pericolo. Quello che il consumatore può fare è leggere sempre con attenzione le etichette degli alimenti e, per le uova, il codice identificativo che hanno tatuato (vedi infografica sotto) dove sono segnalati il tipo di allevamento (biologico, all’aperto, a terra o in gabbia), il codice che lo identifica, lo stato, la provincia, il comune. Come ricorda Coldiretti, infatti, tutte le uova sono tracciabili e quindi rintracciabili attraverso un sistema di etichettatura obbligatorio a livello europeo.



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