La Cannabis sativa è nota ai più per il suo contenuto in THC, cannabinoide con effetti psicoattivi. La si trova annoverata come droga leggera nelle forme di hashish e marijuana. Ma la canapa è molto di più. Da sempre coltivata in Italia, ha lasciato anche degli strascichi a livello di toponimi, come testimonia il Canavese. Anche se gli storici hanno smentito più volte questa etimologia, quello che è certo è che in questa zona del Piemonte la coltivazione della canapa era molto diffuso, tanto che sul campanile di Ivrea svetta proprio una rappresentazione di una piantina di questa pianta.
Agli inizi del '900 erano circa 90.000 gli ettari coltivati a canapa in Italia, al tempo seconda solo alla Russia a livello mondiale in quanto a produzione, ma prima per quanto riguarda le esportazioni. Furono le leggi proibizionistiche degli anni '70 a mettere la definitiva parola fine sulla sua coltivazione, già messa in grossa difficoltà dall'arrivo di fibre sintetiche dagli Stati Uniti. Perché l'utilizzo principale che si faceva di questa pianta era appunto la produzione di fibre per l'industria tessile, come il
Linificio e Canapificio Nazionale, tuttora attivo e produttivo. Oggi di ettari nel nostro paese ne rimangono una sessantina, fra Piemonte, Marche e Toscana.
Ci prova adesso il CRA-Cin di Rovigo con lo spin off
Cinnabis, attivo dal prossimo 2013, a rilanciare la coltivazione nel nostro paese e a sdoganare una pianta da quell'alone negativo che si è creata nel tempo. Il progetto è ambizioso, e punta soprattutto all'utilizzo degli estratti della pianta per uso farmaceutico, per un mercato che si
stima a livello mondiale possa essere di diversi miliardi di euro. Non verranno trascurati neppure altri settori di impiego, come quello cosmetico e quello alimentare: aromatizzanti, coloranti, supplementi.
Non che gli esempi di utilizzo a livello alimentare di canapa oggi manchino: dalla pasta, alla cioccolata, dalla birra alla vodka, per finire con l'
olio di semi di canapa, che pare avere un interessante contenuto in omega-3 e omega-6. Tutti prodotti a basso contenuto di THC, che oggi, visto il divieto di coltivare canapa ad uso alimentare in Italia, importiamo dall'estero. Chissà che le cose non cambino.
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