Ci spiega che ancor più del fusion, la contaminazione è percorso personale. Deve partire dalle proprie radici, dal proprio percorso, dalla propria cultura. E poi farsi, unendosi alla tecnica. I gemelli di Os Gemeos, con i loro graffiti in giro per il mondo, ne sono un emblema.
Quindi ci dimostra cosa significhi per lui, fattivamente, il tema che noi del Cucchiaio d'Argento abbiamo voluto esplorare insieme a nostri egregi ospiti.
Per farlo, è stato un po' fata turchina: ha preso una zucca e davanti ai nostri occhi ha fatto magie.
L'ha tagliata in due, cotta in acqua otto minuti, raffreddata, massaggiata e ottenuto la base del suo Contaminataste: spaghetti di zucca giapponese. Messa giù la bacchetta magica ha preso il frullatore ad immersione, qualche pentolina, buste sottovuoto colme di pozioni colorate più o meno liquide ed ottenuto i tre fondamentali all’interpretazione.
La salsa carbonara, da acqua a 79 gradi che solidifica il giusto un frullato di tre uova intere, 150 grammi di parmigiano, pepe indiano macinato a mortaio. La salsa amatriciana, da un frullato di 50 minuti di olio, cipolla tagliata sottile, peperoncino, guanciale a listarelle, pomododri freschi.
E la salsa cacio e pepe che, insieme alle due, ha disposto a dripping di Pollock, e preso possesso del suo terzo di piatto. A destrutturare e ricomporre le tre italiane che Yoji Tokuyoshi ha scelto come sue affascinanti cenerentole orientali.
Fotografate, per noi, da Sara Querzola.