Camminare per i corridoi, prima del delirio e dopo le pulizie del primo servizio. Incontrare i Costardi, folletti ipercinetici, contrattare un po' di pasta contro un piatto di pasta. Rigatoni, cacio e pepe. Quattro salti in padella (quelli fatti con l'abile movimento del polso) e assaggiare la pasta tenuta indietro "come piace a me" dice Christian. Ah, sapore intero, vero.
Scattare qualche posa all'altissimo Taglienti e all'incombente Torretta, che si rilassa mentre ti racconta la sua "cotoletta": battura di vitello, wafer, salsa d'uovo acidificata e salvia fritta.
Ancora: Moreno Cedroni, in forma adrenalinica: "gioco sul confine di puzza e profumo" e mostra il cubo di baccalà, oleocottura, pronto a sfaldarsi e a raccogliere la salsa aromatizzata con i semi di senape. Ma ancor di più lavoro sulle sfumature in "Pollicino" dove traborda il senso del divertimento del cuoco di Senigallia: dalle erbe al mastice, dal parmigiano al piccante in tante essenze che accolgono sette pezzi di tonno bianco e piadina. Dinamico. Peccato, è finito.
Tornare alla loggia del Cucchiaio. Gelati gelati gelati, il pistacchio è uscito formidabile. Mario spara un assaggio imprevisto.
Spaghetto spezzato alla birra con scalogno, pancetta, pecorino.
Fai andare lo scalogno, un soffritto vero. Aggiungi pancetta a sgrassare, lascia asciugare. Spezza gli spaghetti alla carlona (circa 3/4 centimetri) e immetti in padella. Sfuma con un bicchiere di birra ambrata, e fai asciugare.
Porta a cottura bagnando, e manteca con poco olio e pecorino romano.
Servi con fili d'erba cipollina.
Il popolo di Taste si allunga verso l'uscita. Noi facciamo la carbonara.