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Taco Pizza & co: cosa succede (online) se alla cucina italiana si cambiano i connotati

Data pubblicazione 26.05.2017
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VOTO MEDIO
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DI IL CUCCHIAIO D'ARGENTO
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L’ultima “sfida” lanciata da Tasty è il Taco Pizza, una ricetta evocativa già nel nome (pensata in realtà per i bambini) che chiama a rapporto non uno, ma ben due simboli nazionali, alterandone il dna. Un abbinamento che non può passare inosservato, tanto che l’utente Catherina D. sente odore di imminente tempesta social, scrivendo nei commenti: “Ragazzi, con questo si arrabbiano SIA gli italiani SIA i messicani!!” E mille faccine preoccupate. Il motivo?


Tasty è uno dei canali di cucina più famosi al mondo: le videoricette che propone sono diventate virali non solo in America, ma anche sulle nostre bacheche di Facebook. Ed è proprio in parallelo a Tasty che è nato un vero e proprio “movimento virtuale”: quello degli italiani che vogliono preservare la tradizione culinaria tricolore. Un esercito di commentatori che non possono tollerare che un insieme molliccio e scotto, magari cucinato tutto in una pentola – il celeberrimo, a suo discapito, one pot pasta – venga chiamato pasta, appunto, o che sulla pizza ci sia anche l’ananas, nella migliore delle ipotesi. Anche perché stiamo parlando di video che vengono cliccati, visti e condivisi da più di 85 milioni di persone in tutto il mondo.

Ogni ricetta italiana imitata o proposta con varianti all’estero subisce lo stesso bombardamento di critiche: veementi o buffe che siano, sono sempre presenti, tanto che ormai anche gli utenti stranieri non vedono l’ora di conoscere la reazione disgustata di fronte al prossimo piatto considerato offensivo da un intero popolo. Proprio come Catherina D. citata all’inizio, che teme l’impatto del Taco Pizza sulla semantica gastronomica di italiani e messicani.

Da questo punto di vista, possiamo consolarci: la cucina italiana non è l’unica a essere “geneticamente modificata” altrove. Pensiamo ad esempio al sushi: siamo certi che un giapponese non abbia lo stesso senso di straniamento quando vede un uramaki fuori confine? O un cinese con l’involtino primavera? Certo, ci lusinga che anche il capo del governo islandese abbia moralmente condannato la pizza hawaiana, quella con l’ananas, peraltro inventata in Canada, previo poi doversi scusare pubblicamente.

I “gourmet da tastiera” colpiscono ogni ricetta made in USA, ma non solo, che venga anche lontanamente spacciata come un piatto di origine italiana. E come succede nel variopinto mondo di Internet – che d’altronde rispecchia quello reale – c’è chi ne fa una questione di vita o di morte e chi la prende con ironia. Non è un caso, poi, che i commenti più apprezzati siano quelli che mescolano i due umori: “Ogni volta che qualcuno cucina queste lasagne alla bolognese una nonna italiana muore. Non mettete in pericolo le nonne, cucinate responsabilmente”. Oppure: “Cucinare questo piatto è considerato reato in più di 40 Paesi”. Senza dubbio un commento leggero può ridare alla rete la dignità di quel luogo democratico dove si possono esprimere le proprie opinioni con gusto. E non si tratta solo di palato.  



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