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Sacchetti bio: portarli da casa sarà possibile o no?

Data pubblicazione 05.01.2018
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Le polemiche sull’uso dei sacchetti bio a pagamento per frutta e verdura dal 1° gennaio non smette di placarsi. Anzi: la discussione che sui social network ha raggiunto volumi imprevisti – chiunque abbia un profilo Facebook se ne è reso conto – continua, coinvolgendo i cittadini comuni, così come i rappresentanti politici e delle istituzioni.

Sacchetti monouso da casa
È proprio dal Ministero della Salute che arriva l’ultimo aggiornamento ufficiale sull’affaire delle buste biodegradabili: le shopper potranno essere portate da casa, ma a patto che non siano mai state usate. Un via libera quindi alla possibilità per i consumatori di adoperare propri sacchetti, ma in versione monouso. Ciò significa che le buste devono essere utilizzate quell’unica volta. Il segretario generale del dicastero, Giuseppe Ruocco, ha inoltre precisato che i sacchetti devono essere monouso per una questione igienica, in quanto “esiste il rischio di eventuali contaminazioni”.

Altre polemiche
L’apertura alle buste monouso portate da casa ha però dato il via a nuove polemiche. Chi dovrà controllare se i sacchetti da casa sono a norma, ovvero non riutilizzati? Per il Ministero della Salute è il titolare dell’esercizio commerciale ad avere la facoltà di verifica. A questo punto a intervenire è stato il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, che ha definito questa misura “pura teoria” in quanto “il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili”.

L’accusa del Codacons
L’associazione per la tutela dei consumatori, che da subito ha definito questa norma come “una tassa sulla spesa”, ha già presentato un esposto in 104 procure, affinché queste possano aprire delle indagini territoriali per indagare su un possibile “reato di truffa” da parte di alcuni supermercati che, secondo quanto segnalato dai consumatori, addebiterebbero ugualmente sullo scontrino il costo dei sacchetti anche in caso di acquisto del prodotto sfuso, quindi in modo del tutto illegittimo.

In difesa dell’ambiente
Per il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, “le polemiche di questi giorni sono davvero incomprensibili” e punta di nuovo il fuoco sull’impatto deleterio dei sacchetti di plastica sull’ecosistema: “Sarebbe utile che ci si preoccupasse dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento causato dalle plastiche non gestite correttamente”. Per la questione del divieto di riutilizzare i sacchetti, Legambiente propone l’utilizzo delle retine per alimenti.

Retine multiuso in Svizzera
Già da febbraio 2017, la Coop Svizzera ha introdotto le Multi-Bag, propri imballi a forma di sacchetto a rete appositamente pensati per gli alimenti sfusi. La frutta e la verdura si pesa a parte e poi viene messa nella retina, tutta assieme: gli scontrini sono applicati sulla superficie del sacchetto e passati in cassa. Sono così anche facilmente staccabili. Le retine si pagano solo al momento dell’acquisto e sono lavabili in lavatrice.

 

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