Si fa sempre un gran parlare di fitofarmaci, agrofarmaci, pesticidi, antiparassitari. I sinonimi sono innumerevoli e la gente è normalmente spaccata in due: da una parte chi non ne vuole nemmeno sentire parlare e compra solo cibi biologici, biodinamici o naturali. Dall'altra chi si fida della scienza, argomentando che tali prodotti prima di uscire sul mercato sono sottoposti a lunghi e severi test di tossicità.
L'iter per la commercializzazione prevede infatti un lungo lavoro a carico delle aziende produttrici, che porta via circa 5/6 anni di sperimentazione in campo e in laboratorio, in modo da dimostrare che il prodotto sia efficace nei confronti dei patogeni, dei parassiti o delle infestanti, sia specifico per le colture cui è indirizzato e sia sicuro nei confronti degli operatori che lo utilizzano, oltre che nei confronti dei consumatori e dell'ambiente. Fin qui arrivano i compiti dell'azienda e da qui inizia l'intelligenza e il buon senso di chi l'agrofarmaco lo utilizza. Non si spiega altrimenti l'aumento rilevato dall'
ISPRA della presenza di pesticidi nelle acque nel corso del 2010. Nelle acque superficiali sono infatti stati trovati residui di pesticidi nel 55,1% dei punti presi in esame, nel 34,4% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti delle acque potabili. Nelle acque sotterranee sono invece risultati contaminati il 28,2% dei punti, nel 12,3% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti.
E se il rapporto EFSA ha
rilevato come in Italia i residui di fitofarmaci su frutta e verdura siano sotto controllo, conviene sempre tenere alta l'attenzione. Magari facendo riferimento alla lista dei prodotti "puliti", messa a punto dall'
Environmental Working Group (EWG). L'organizzazione americana, a partire dai dati raccolti dall'
USDA e
FDA su oltre 28.000 campioni, ha stilato una classifica sulle tipologie di frutta e verdura che sono risultati meno contaminati da residui di fitofarmaci.
Da questa
classifica sono stati estratti i migliori, i
clean fifteen, e i peggiori, la
dirty dozen. Fra i migliori ritroviamo: avocado, papaya, melone, mango, kiwi, melanzana, ananas e agrumi che si difendono grazie alla presenza di una buccia grossa e dura, che impedisce alle sostanze di penetrare nella polpa; cipolla, cavoli, funghi e asparagi che necessitano di poche attenzioni e quindi di un minor intervento da parte dell'uomo, anche in termini di fitofarmaci; mais dolce, piselli dolci e patate dolci, che hanno dimostrato un residuo in fitofarmaci davvero minimo. La stessa organizzazione denuncia però anche i frutti e le verdure da cui stare alla larga: mele, sedano, pomodoro ciliegino, cetrioli, uva da tavola, peperoncini piccanti, nettarine, pesche, patate, spinaci, fragole e peperoni dolci, con l'aggiunta di zucchine e cavolo verde da foglia, che non hanno il livello di pesticidi rilevati negli altri ortaggi, ma hanno manifestato la presenza di sostanze pericolose per il sistema nervoso. Vien voglia di farsi l'orto.
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