Scrivo di un un vino emozionante. Un vermentino disteso tra il granito e il mare, scopro dopo: e cpoche volte ho sentito un bicchiere raccontare in modo così esatto il suo terreno d'origine. Ho guardato a lungo, cercando senza trovare il millesimo: il vino è proposto senza annata. Viene dalle Fatiche di Sebastiano Ragnedda, che ha già stupito il mondo con il Capichera: ora eccolo a noi con queste uve passate in piccoli tini, fitte di sole.
Ci sono piccoli tesori, che scopri solo quando l'amico te li indica con il dito. Questo vino di piccola tiratura viene dal nord della Sardegna. Giallo, sa di mare, d'alga, di vento. Sa di ramo d'eucalipto spezzato tra le mani, sa di ginestra e di brividi alcoolici. Sa di castelli di sabbia.
L'assaggio è una voluttà di secchezze, nitido ed elettrico, con una risalita del sorso che pare salti di stambecchi. Poi progressione lineare, quasi aritmetica per precisione, profondità ed ampiezza. Il finale conchiude le corrispondenze in centri vibranti, abbraccianti, infiniti.
Un scoperta colossale.