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IGT Toscana Rosato - Castello di Ama 2013

Data pubblicazione 12.09.2014
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VOTO MEDIO
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DI FRANCO ZILIANI
VOTO
8.8
INFORMAZIONI
Nome IGT Rosato Castello di Ama
Denominazione Toscana Rosato
Tipo
Anno 2013
Gradi 13
Regione Toscana
Nazione Italia
Voto 8.8
PRODUTTORE
NomeCastello di Ama
IndirizzoLocalità Ama
CAP53013
ProvinciaSiena
RegioneToscana
Telefono0577.746031
Sitohttp://www.castellodiama.com/
Mappa43.441752,11.389249
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Immagino già i commenti di qualche sprovveduto: ora che il rosato tira, che è diventato di moda, mi è messo a produrlo anche il Castello di Ama. Osservazione giusta per altre aziende famose, ma fuori luogo per questa splendida tenuta di 90 ettari sulle colline sopra Gaiole in Chianti.

Ad Ama il rosato non è una pensata dell’ultimo momento, ma nasce all’inizio degli anni Ottanta – ricordo che all’epoca era chiamato Rosato del Toson d’oro – e il territorio da cui nasce è lo stesso che dà origine al Chianti Classico “Castello di Ama” ed è sempre stato considerato da Lorenza Sebasti e da suo marito Marco Pallanti, enologo affermato e past president del Consorzio Chianti Classico, importante come gli altri vini prodotti.

Quindi uve rosse, Sangiovese e Merlot, in percentuali diverse da annata a annata, da vigneti che risalgono al 1978 con densità di 3000 piante ettaro allevati in parte a Lira Aperta e in parte a Guyot, mentre i vigneti reimpiantati dal 1990 ad oggi sono per la maggior parte a Guyot, e Cordone speronato orizzontale ad una densità di 5.300 ceppi ettaro.

Un rosato che prende corpo dalla saignée effettuata ai lotti destinati a produrre il “Castello di Ama”. Qualche parola, doverosa, su Ama, prima di passare alla descrizione di questo rosato che potrete tranquillamente accompagnare anche a carni bianche, pollame e non solo a preparazioni a base di pesce. Come si legge sul sito Internet aziendale “Ama prende il nome da un piccolo borgo posto sulle colline a quasi 500 metri sul livello del mare. Cinque secoli fa intorno ad esso fioriva l’ attività agricola e la produzione di vino curata da un gruppo di famiglie dell’ epoca. “Da Radda si andò a Amma distante tre miglia sopra un poggio; vi sono le case Pianigiani, Ricucci e Montigiani che sono le più forti del Chianti e vivono veramente da gente ricca di campagna, spendono tutto il suo in coltivazioni e vigne e badano da per sé agli effetti. Intorno al castello d’Amma vi sono le colline e valli le più belle di tutto il Chianti, coltivate a maraviglia con terreni fertili a grani, ulivi e vigne bellissime”, scriveva, nel Settecento, il granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena nella sua Relazione sul governo della Toscana”.

In effetti il posto è bellissimo e dotato di un fascino speciale (lo dico a memoria, mancandoci, ahimé, da anni) e la superficie vitata è suddivisa in cinque ampie conche che la toponomastica del luogo chiama da sempre con i tradizionali nomi di: Bellavista, San Lorenzo, Casuccia, Bertinga e Montebuoni. Sono vigneti situati tutti intorno all’abitato di Ama, in un raggio di circa tre chilometri, e sono posti ad una altitudine compresa tra i 328 metri s.l.m. della Bertinga fino ai 525 metri s.l.m. di San Lorenzo (Al Poggio).

La produzione è in larghissima parte destinata a Chianti Classico, a partire dal “base”, il Chianti Classico Ama, seguito dalle prestigiose selezioni di vigneto Castello di Ama San Lorenzo, Bellavista, La Casuccia. Il Vigna Il Chiuso non è più Pinot nero in purezza ma una cuvée con Sangiovese, mentre in purezza, considerato una gemma dagli amanti del genere, è il Merlot Apparita prodotto dal 1985.

E così il Rosato, dotato di una classica caratteristica etichetta, non nasce altro che dalla saignée effettuata ai lotti destinati a produrre il “Castello di Ama”. E per questo motivo “il vino che ne scaturisce ha una fisionomia più prossima ad un vino rosso giovane che ad un vino bianco”. Tecnicamente le fasi di produzione sono semplici: dalle migliori vasche, al momento dell’inizio della fermentazione, vengono sottratti alcuni ettolitri di mosto che essendo rimasti per circa 12 ore a contatto con le bucce presentano una bella colorazione rosato carico. Il mosto è stato fermentato in bianco a 18-20° ed il 50% di detto mosto compie la malolattica. L’assemblaggio dei lotti scelti, parlando del 2013 che ho assaggiato, è avvenuto a dicembre 2013, l’imbottigliamento nel gennaio del 2014.

Bellissimo innanzitutto il colore un salmone scozzese più che buccia di cipolla, luminoso e brillante. E caratteristico, tipicamente chiantigiano, nonostante la presenza non solo del Sangiovese ma anche di una parte di Merlot (ricordo una vecchia discussione con Marco Pallanti, secondo il quale il potente “génie du terroir” chiantigiano era in grado di rendere meno varietali e più espressione della terra i vitigni bordolesi eventualmente presenti…), il bouquet, con ciliegia, piccoli frutti di bosco, ma soprattutto erbe aromatiche e macchia mediterranea, una vena salata e minerale, sfumature di ginestra, a comporre un insieme variegato, fresco, veramente elegante e appealing.

L’attacco in bocca fa capire subito che ci troviamo di fronte ad un rosato serio, ben strutturato, corposo, con il classico nerbo chiantigiano, il giusto equilibrio tra tannino, acidità e frutto, la piacevolezza di un frutto ancora masticabile, ben polputo e succoso, e una persistenza lunga e piena. Un rosato, di grande piacevolezza, fatto come Bacco comanda, in un posto meraviglioso, da gente che sa far vino e che il Chianti, qualsiasi sia il vino prodotto, ha nel cuore.

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