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IGP Fiano del Salento "Margrande" - Varvaglione Vigne&Vini 2013

Data pubblicazione 30.09.2014
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VOTO MEDIO
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DI FRANCO ZILIANI
VOTO
8.1
INFORMAZIONI
Nome Margrande
Denominazione Fiano del Salento
Tipo
Anno 2013
Gradi 13.0
Regione Puglia
Nazione Italia
Voto 8.1
PRODUTTORE
NomeVarvaglione Vigne&Vini
IndirizzoVia Amendola, 36
CAP74020
ProvinciaTaranto
RegionePuglia
Telefono099.5332254
E-mailinfo@vigneevini.it
Sitohttp://www.vigneevini.eu/
Mappa40.387745,17.295722
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Ho già dimostrato con diversi articoli qui pubblicati, ad esempio questo e poi ancora questo, per citare i primi che mi vengono in mente, di credere molto e di seguire con attenzione non la conversione, perché la Puglia resta regione rossista (e rosatista) per antonomasia, ma una diversificazione della produzione vinicola pugliese che oggi contempla anche la produzione di vini bianchi. E non i soliti Chardonnay e peggio ancora Sauvignon piantati (perché tanto li piantavano ovunque) negli anni Ottanta, varietà che in terra pugliese non hanno mai dato grandi risultati, o le varietà autoctone storiche quali Bombino bianco e Verdeca, che pure meritano tutto il mio rispetto, bensì vini espressione di varietà autoctone recuperate come il Minutolo o di varietà nobili tipiche della Campania come Greco, Falanghina o Fiano d’Avellino.

E proprio una buona interpretazione, dico solo buona e non ottima per i motivi che spiegherò dopo, intendo segnalarvi, proposta da un’azienda vinicola del Tarantino, di Leporano per l’esattezza, Varvaglione Vigne & Vini, creata dall’enologo Cosimo Varvaglione con la moglie Maria Teresa. La gamma dei vini prodotti è piuttosto ampia, e prevede linee definite “Linea classici, lounge bar, giovani”, e persino una Falanghina Charmat, che prevedono tanto Primitivo, di Manduria, del Tarantino, del Salento, quindi Negroamaro, nonché un Rosato e una Verdeca, denominati Moi, che avevo notato lo scorso anno ad una rassegna dei vitigni identitari del Sud. Il vino di cui voglio parlarvi, che mi è piaciuto, ma avrebbe potuto piacermi di più, è il nuovo bianco aziendale, un Fiano Salento Igp denominato Margrande.

E qui bisogna fare ricorso alla geografia ricordando come Taranto sia conosciuta al pubblico, oltre che per i problemi e la crisi dell’Ilva e per le sue squisite cozze (parlo di mitili) che dovrebbero essere garantite e sicure, come La Città Dei Due Mari’. Un nome legato al fatto che la presenza di un ponte comunemente chiamato ‘Ponte Girevole’ (perché e si apre in larghezza anziché in altezza) separa idealmente il Golfo di Taranto in due aree: il ‘Mar Piccolo’ e il ‘Mar Grande’. Il Mar Piccolo raggiunge l’interno della città, disegnando quasi un bacino chiuso, mentre il Mar Grande si presenta come una splendida baia naturale all’interno del Golfo di Taranto”.  E come raccontano i Varvaglione, “la scelta del nome è ricaduta sul Mar Grande e non sul Mar Piccolo perché questo Fiano Salento IGP è un vino di carattere, con buona struttura, ma che non perde la freschezza e l’aromaticità dei vini bianchi del Salento”.

Vini da pesce, come fa capire la presenza dei pesci sulla fresca e simpatica etichetta. E così da uve Fiano (Fiano e basta, non Minutolo) piantate in anni recenti è nato questo vino ovviamente vinificato solo in acciaio, “con risospensione periodica delle fecce fini”, che mi ha convinto, abbastanza, per il colore, un paglierino piuttosto scarico tendente al verdognolo, di grande brillantezza e ricchezza di riflessi, e per i profumi, con il suo naso fine, elegante, variegato, tutto giocato su note bianche, mandorla e soprattutto nocciola fresca, mela, fiori bianchi, pesca bianca, con una bella apertura, sapidità e freschezza, ma che mi ha un po’ deluso al gusto.

Non perché non avesse una sua piacevolezza, non fosse, lo era, equilibrato e fine, dotato di una soave espressione di frutto, di una delicatezza, ma per una certa carenza di freschezza e di nerbo, una bassa acidità, dovuta alla scelta, che mi permetto contestare, di non ottenere, come il Fiano storico campano predilige, una versione ben secca e incisiva, bensì una più rotonda e piaciona grazie ad un residuo zuccherino intorno ai 4-5 grammi.

Che lo renderà, forse, più appealing, per chi non conosce e non è abituato a bere Fiano, ma finisce con l’annoiare un po’ quelli come me e la mia compagna che i bianchi li vogliamo ricchi ma nervosi, verticali e non mollemente adagiati sulle loro estenuate morbidezze. Provino a vinificare svolgendo totalmente gli zuccheri l’edizione 2014 del loro Margrande i Varvaglione ed il mio plauso sarà senza obiezioni.

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