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IGP Calabria Rosé Il Marinetto - Sergio Arcuri 2012


Data pubblicazione 30.04.2013
VOTO MEDIO
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INFORMAZIONI
Nome Il Marinetto
Denominazione Calabria Rosè
Tipo
Anno 2012
Coltiva Convenzionale
Vinifica Convenzionale
Affina Acciaio
Gradi 13,5
Regione Calabria
Nazione Italia
Voto 8.8
PRODUTTORE
NomeAzienda Agricola Sergio Arcuri
IndirizzoVia Roma, 3
CAP88811
ProvinciaCrotone
RegioneCalabria
Telefono0962 31723
E-mailvinisergioarcuri@libero.it
Mappa39.368987,17.132205
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Buone notizie dalla Calabria. Alle varietà classiche da rosato già note e conclamate come Negroamaro, Bombino nero, Montepulciano, alle tipiche del Bardolino Chiaretto e alla gardesana Groppello, al Lagrein, vinificato in bianco e destinato a diventare Kretzer e non Dunkel, al Nero d’Avola, va aggiunta a pieno titolo l’uva emblema dell’enclave di Cirò e dintorni, il fantastico Gaglioppo. Da cui si ottiene, vinificato in rosso, il più noto e importante dei vini calabresi, il Cirò Rosso. Decisamente meglio se, alla faccia di quelle che  consente uno sciocco disciplinare di produzione, non vengono aggiunte altre uve (le solite banali uve bordolesi), ma si vinifica il Gaglioppo, per certi versi “il Nebbiolo del Sud”, in purezza.

Mi ero già accorto da anni della splendida versatilità del Gaglioppo alla produzione di rosati di grande personalità, facendo tesoro delle decine di bottiglie di Cirò rosato prodotte dall’azienda simbolo della zona di Cirò (splendido il mare e l’entroterra collinare, un po’ “sgarrupato” il tessuto urbanistico) e della Calabria tutta, Librandi. Qualche dubbio su questa grandezza mi era venuto assaggiano i rosati denominati Grayasusi (etichetta argento o rame poco cambia) della decisamente sopravvalutata azienda agricola Dattilo del simpatico Roberto Ceraudo a Strongoli, che peraltro produce un olio extravergine sopraffino, ma due rosati degustati nell’ultimo anno sono tornati a corroborare la mia convinzione essere il Gaglioppo una grande uva da rosé.

Mi riferisco al rosato dell’azienda ‘A Vita di Francesco De Franco, di cui scrissi qui, e in egual misura al rosato IGP Calabria di un’azienda ancora più piccola che ho avuto la fortuna di conoscere lo scorso ottobre in terra calabrese. Un’aziendina di recentissima storia, che ha inizio nel 2009 quando i fratelli Sergio e Francesco Arcuri cominciarono ad imbottigliare i vini espressione dei quattro ettari scarsi di uve, vigneti esclusivamente biologici, due ettari a alberello impiantati nel 1945 e nel 1980, e a bassa resa naturale, e un ettaro e 75 impiantato nel 2005 a cordone speronato, proprietà della famiglia.

Una famiglia di vignaioli, dal bisnonno Giuseppe, che iniziò l’attività nel 1880 a al padre Giuseppe, 82enne, vignaiolo vero e trasformatore del Gaglioppo dall'età di 10 anni, che purtroppo per problemi di salute dall'età di 21 anni non ha potuto imbottigliare e quindi ha dovuto accontentarsi della vendita dello sfuso in zona. Un padre che può inoltre contare su un’altra esperienza molto importante, quella di innestatore e coltivatore di viti (sono centinaia di ettari di viti innestate da lui con successo nel corso della sua gioventù) e di responsabile di una cantina, dove dal 1973 riprese e continuò l’attività di produzione e vendita di vino sfuso interrotte da suo padre Mansueto.

Oggi la produzione dei fratelli Arcuri (che riportano in retroetichetta il loro account Twitter @cirogaglioppo) è ancora molto ridotta, poco più di 2000 bottiglie per il loro ottimo Cirò rosso classico superiore “Aris” e meno di duemila per il rosato di Gaglioppo 2012, i cui prezzi di vendita in cantina ai privati sono di 10-12 euro per il rosso e 9 per il rosato. Però, se vi date da fare e ricorrerete magari all’aiuto di Giovanni Gagliardi, che ha creato il bel sito Internet Vino Calabrese, su qualche bottiglia riuscirete a mettere le mani. Lo sforzo vale ampiamente la pena. Quello che ha fatto uno dei più importanti e prestigiosi wine merchant inglesi, Berry & Bros, che ha inserito il Cirò rosso di Arcuri nel proprio portfolio.

A me questo rosato 2012 Il Marinetto, (dal nome della località dove è situato il vigneto piantato nel 2005, su terreno calcareo argilloso e poco distante dal mare) ha pienamente convinto, a cominciare dall’etichetta e dalla bottiglia, grafica pulita e nitida, ben poco cirotana. Splendido il colore, un melograno cerasuolo brillante, molto luminoso, e meridionale, ma fresco, marino, sorprendentemente elegante e vivo il profumo, un bel bouquet succoso e pimpante tutto lampone, ribes, accenni di ciliegia (nessuna traccia di fragola o di bubble gum deo gratias!), erbe aromatiche, agrumi e sale, a comporre un insieme fine e cremoso.

La bocca, molto golosa, è ricca, piena, ben polputa, con una fruttuosità equilibrata, una bella rotondità, ma senza compiacimenti e tentazioni dolcione, vivacizzata da una bella vena salata, da un retrogusto che richiama gli agrumi, il tutto all’insegna di una piacevolezza, di un equilibrio, una coerenza, una freschezza e una tensione che non cade mai e resta sempre viva, che inducono all’applauso.

E se penso come potrebbe funzionare meravigliosamente questo rosato di Gaglioppo con la varietà di piatti (a base di verdure come le melanzane e di pesce, tipo le alici “arraganate” o seppioline o calamari in umido, o triglie di scoglio arrosto, per non dimenticare la mitica “sardella”) mi viene solo voglia, proiettandomi nel futuro, di prevedere una trasferta nell’incanto di Cirò marina la prossima estate e sperimentare a tavola questo Marinetto in loco…

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