Con quanta circopezione mi avvicino a questo monumento al verdicchio. Già l'etichetta - 14,5° - e la confezione, singola e scatola, incutono quel rispetto che meritano. Dei vitigni migliori, solo il 30% diventa balciana: i grappoli perfetti. Poi una vinificazione accurata e curata al centesimo, per ricavare questo bicchieratissimo cru.
Allora lo vedi esplosivo già nella bottiglia, con effluvi che pervadono il tavolo. Giallo con toni del paglierino ben carico, allappa il bicchiere con archetti finissimi. Limpido. Nel panorama di surmaturazione il legno è immanente, con toni di vaniglia e caramella ben evidenti. Importante vena minerale, ancora in sottofondo. In bocca è impegnativo, importante: ma sopramontato, la punto di rendere la beva di lungo corso quasi stucchevole. Resta, laddietro, quel retrogusto amarognolo varietale, quasi dimenticato.
Non è il mio genere.