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DOC Primitivo di Manduria - Attanasio 2009


Data pubblicazione 01.07.2013
VOTO MEDIO
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Un po' paura ti fa: quei sedici gradi mettono soggezione. Ti immagini la sferza rovente, ti immagini il calore. Mesci.

Nel bicchiere quest'Attanasio è profondo, un rubino così sanguigno da risultare quasi blu. E Nero. E viscoso. E lucido. E fitto, fitto e lucido come ossidiana.

Poi l'alcool è un imperioso stacco, che annichilisce il frutto nella penombra ribollente. Lo cerchi, con impazienza: ma occorre tutto il tempo che occorre per trovare la confettura di mirtilli, la ciliegia maturissima, qualcosa di cotognata, la vibrazione - più che la sensazione - del marronglacè. E quel fulmine alcoolico che ancora accompagna.

Poi s'assaggia. E la carne ruvida sopravanza l'alcool, contenendolo come un dolce al liquore lo trattiene e lo nasconde, porta su l'armamentario tannico, ampio, facoltoso mai reboante. E poi il mistero. Il mistero gaudioso di questo tizzone d'inferno che invece resta poco nel bicchiere perché t'acchiappa, con il suo orlo dolce come sciroppo - ma è giusto l'intenzione di un attimo - e poi s'asciuga in vortici.

Bicchiere da prendere sul serio: a controbattere sughi rigati di note dolci o barrette di cioccolato nero e amaro.

Note sull'etichetta: il culto dell'understatement.

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