Avvicini il mito. E tutto il tuo sistema di riferimento va in fibrillazione. Sassicaia, 2000.
Maturo, pieno, fitto. Ha 13 anni e non ha ancora fatto amicizia con la luce. E' nero sanguinoso, con non rari riflessi blu.
T'avvicini in attesa dell'evento: hai un naso perfettissimo, un bronzo di Riace con meno segno del tempo. I muscoli al loro posto, le pieghe al loro posto, le ombre al loro posto. Vivo e pieno, fermo nel tempo, monolitico pur nell'incontro di una folla di riconoscimenti. Eppure, così corretto, così piacevolmente espressivo da essere esattamente corrispondente alle attese.
E poi quell'assaggio: subito pronto di succhi e di polpe generose, tonde ma vibrate di scintille fitte e continue. Quell'assaggio che cattura subito il palato, rilasciandolo dopo tempo larghi ed infinite esitazioni. Quel sorso duttile e pronunciato, che richiama il frutto generosamente, quasi tagliente nella forza: e vertiginoso nella profondità. E quel richiamo durevolmente acchiappante, letteralmente interminabile.
Si dice Sassicaia, e si definisce l'intero.