Quando gli appassionati di vino parlano di bianchi altoatesini accade spesso che molti confessino la loro predilezione, ma che dico, la loro autentica passione per un vino molto particolare come il Gewürtraminer, o Traminer aromatico, che con 520 ettari ed una percentuale del 10,5% della superficie vitata in provincia di Bolzano è secondo, tra le varietà a bacca bianca, solo al Pinot grigio, o Rülander, che conta su 585 ettari, pari all’11,3%. Si trovano poi difensori a spada tratta della grandezza dei Sauvignon sud-tirolesi, 324 ettari vitati e 6,7%, degli Chardonnay, 494 ettari pari al 9,55%, del Müller Thurgau, che pure è una varietà, pardon, un incrocio, non nobilissimo, con 203 ettari pari al 3,93% e persino del poco diffuso Kerner (incrocio Schiava per Riesling) che ha solo 59 ettari.
Con tutto il rispetto per queste uve trovo che una sola possa contendere il primato della finezza e dell’eleganza al Riesling renano, che purtroppo è poco diffuso, soprattutto in Val Venosta e Valle Isarco, con 52 ettari vitati equivalenti all’1%. E questa varietà, che pure è ancora abbastanza diffusa (lo era di più in passato) è il Pinot bianco, o Weissburgunder, varietà che in provincia di Bolzano conta nemmeno su 475 ettari, ovvero il 9,17% della superficie vitata. E’ singolare che questa varietà, allevata sia a pergola che a spalliera e introdotta sul territorio altoatesino a metà Ottocento nientemeno che dall’arciduca Giovanni d’Austria e presente un po’ in tutte le zone vinicole, ad eccezione della Valle Isarco, non incontri estimatori appassionati come accade invece con altri cultivar bianche.
Singolare perché dal punto di vista della piacevolezza, dell’armonia, della freschezza, dell’equilibrio tra carattere fruttato e acidità, della gradevolezza già da giovane e della serbevolezza ed evoluzione nel tempo, il Pinot bianco, che dà il suo meglio in vigneti di media altitudine, è insuperabile. E sono molti gli esempi, a partire dai vini delle linee base delle varie cantine sociali sino ai cru curati dalle stesse
kellereigenossenschaft e dalle cantine private, di una qualità senza discussioni. Che non è quella del bianchetto senza pretese venduto sfuso nei bar per il quale è stato erroneamente scambiato.
Un ottimo esempio di Pinot bianco viene da un’eccellente cantina di Bolzano di cui ho già scritto recentemente parlando dell’
Edelvernatsch Kristploner, mi riferisco all’azienda agricola
Rottensteiner, creata nel 1956 da Hans Rottensteiner, cui si affiancò in seguito il figlio Toni, tuttora colonna della cantina insieme al figlio Hannes. I Rottensteiner hanno una particolare linea cru, con un germoglio di vite quale elemento grafico che identifica le etichette, linea che comprende quattro vini scelti da vigneti selezionati e uno dei quattro è un Pinot bianco, il Carnol, selezione della vigna che prende nome dalla borgata San Pietro in Carnol vicino a Bolzano, parte della zona classica del Santa Maddalena e paese di nascita di Toni Rottensteiner.
Allevamento a guyot su terreno sabbioso, limoso, porfirico (il tipo di terreno perfetto per questa varietà), esposizione a sud ovest molto soleggiata e vinificazione classica in acciaio, salvo una piccola parte del vino (5%) che viene affinato in barrique per conferire al vino ancora più spalla. Il risultato sono diecimila bottiglie che consiglio caldamente da bere ora ma anche da conservare in cantina perché l’acidità ben calibrata e la struttura fanno pensare ad un’ottima evoluzione nel tempo.
Colore paglierino scarico tendente al verdolino, brillante e luminoso, colpisce subito per la sua freschezza e salinità, per il carattere fruttato evidente, con la mela a dominare su note di agrumi, un ricordo di pera e una vena di nocciola fresca, tutto all’insegna di una grande fragranza e pulizia. L’attacco in bocca è sorprendentemente più largo, corposo e strutturato di quanto si potesse pensare, ma non a scapito del nerbo che emerge subito conferendo, grazie ad una bellissima acidità, una verticalità ad ogni sorso, un equilibrio e un’armonia, con una vena salata e di mandorla in evidenza sul finale, davvero da vino di carattere.
Un vino che non gusterete solo come splendido aperitivo, ma porterete a tavola abbinandolo a piatti freddi, preparazioni a base di pesce, carni bianche, risotti e paste con verdure. Prosit!